Barra 8 – DO’ SOLO UN’OCCHIATINA

DO' SOLO UN'OCCHIATINA

Posso asserire senza tema di smentita che lo 0% di coloro che hanno letto/interagito/colto i messaggi delle mie storielle mi ha invitato a desistere, non prima di essersi accertato che non avessi aspirazioni letterarie. Avendo io chiesto severità e franchezza nei giudizi, qualcuno si è spinto a domandarsi e a domandarmi quale fosse il mio obiettivo. La mia risposta: “puro egoismo” lo faccio perchè mi piace. Nessun obiettivo.

Dò solo un’occhiatina…

Aspetto visualizzazioni, reazioni ma soprattutto i vostri commenti come i bambini aspettano Babbo Natale.

In principio erano le chat di Tiscali prima della fine dello scorso millennio.

35enni e dintorni. dove confluivano nicknames che faccio fatica a ricordare. Aria59, Shrek, Chiara (non era il suo vero nome), una ragazza di Carloforte che quando mi scrisse in PVT  “vengo a trovarti a Roma” SBIANCAI, una scultrice siciliana che faceva elisoccorso e poi c’era Zemando, Zem per gli amici; che a poco a poco si era guadagnato la stima di molti grazie a quel suo modo di scrivere del tipo dico non dico. Scrivo poco ma quando scrivo lascio il segno. Diceva la sua in punta di tastiera e spesso colpiva ed affondava (sempre per rimanere in gergo del XX secolo.

Fu poi il turno di Facebook e nulla fu come più prima.

i più in là cogli anni come me, i facebookers della prima cucciolata ricorderanno i giochini di FB, io giocavo con i giochi quelli che dovevi guardando un icona landmark di una città, posizionarla nel + breve tempo possibile come

Per me FB è poi proseguito come ricerca di compagni di scuola ai tre livelli completati, gli amici dell’età preadulta del muretto, quelli che sono seguiti e i parenti ma limitatamente al secondo grado di separazione.

Nel 2016 esordisce il mio Instagram @cristianodelbar iniziato esclusivamente per curiosità professionale dell’ospitalità. Ci pensate poter vedere cosa succede nel famoso hotel a forma di vela Burj Al Arab a Dubai o al Raffles a Singapore piuttosto che al Four Seasons NY.

Ma instagram si sa è tutta un’altra storia che dura 25 secondi e dopo 24 ore non la vedi + (ma sì che la vedi se è in evidenza)

a passi larghi e ben distesi arriviamo al 2020 e la pandemia stravolge le nostre abitudini e ci costringe a cercare e trovare con sollecitudine approcci alternativi al lavoro come lo avevamo concepito fin là. Sale la voglia di fare RETE, di condividere, di passarsi le dritte, costruire resilienza quando era ancora un vocabolo solo seminflazionato.

Seminare e coltivare interessi comuni e poi pian pianino uscire dal proprio orticello e vedere che aria tirasse o se addirittura ci fosse ancora ossigeno là fuori. 

Poi poche settimane fa succede che i 168 iperselezionati amici di Facebook vengono superati a mani basse dai 200 (208 ad oggi) elitari collegamenti LinkedIn.

Cosa ci fai su LinkedIn?

Esco solo a dare un’occhiatina recitava un film di hollywood. Uno di quei film di lui che muore, incontra un angelo sulla via del cielo e gli viene concessa una seconda possibilità a patto di risvegliarsi nella vita diversa che avrebbe avuto se avesse fatto UNA sola scelta diversa. 

Eccolo me lo sono ricordato, confesso l’ho googolato mentre stendevo l’articolo.

The family man con Nicolas Cage e quel bravissimo attore afroamericano che non ho mai ricordato il nome 

Googolo anch’egli; eccolo Don Cheadle, grande

Nicolas Cage, grandissimo.

The Family Man. Della serie i film quelli belli modalità Santo Stefano.

“Scusa Cristià, che stavi a scrive?”

“Niente. Che ero entrato su Linkedin per dare un’occhiatina.”