Barra 79 – TRE METRI SOPRA IL CHELSEA

ovvero la sottile linea tra vivere e sopravvivere nella Londra degli anni 90

Londra si confonde ineludibile con la propria fitta rete metropolitana e ferroviaria.

Scoprii che non di solo metro vive il londinese, quando andai a vivere a Battersea Park Queenstown Rd.

Vivere a Battersea all’inizio significava prendere il bus a 2 piani da Hyde Park Corner, svoltare a Knightsbridge, andare giù tutto dritto fino a Sloane square e da lì proseguire verso il Tamigi fino al ponte della ormai allora dismessa, Battersea Power station, quella della copertina dei Pink Floyd per gli amanti del genere.

Quante volte avrei voluto scavalcare quelle reti ed entrare nella Battersea PS ed oggi la scopro grande ed innovativo centro commerciale.

Immagino già gli affitti alle stelle ai miei Queenstown road 248 e 250.

Anzi a giudicare da certe foto dai droni che vedo su google, temo che le nostre casette non ci siano nemmeno più.

Qtr e Battersea sono (erano) deliziose.

lati positivi 

Sei in seconda zona.

Sei la prima fermata da Victoria, ormai parte di me, come una sentenza in terzo grado di giudizio.

Non ricordo se già lho scritto nelle stagioni 1 e 2 ma le cabine telefoniche della british telecom potevano anche ricevere, su ognuna di essa c’era scritto il numero di telefono pertanto con mio padre, avevamo escogitato un modo di farmi chiamare la sera alle 7, io andavo alla cabina della stazione chiamavo Roma con 20 pence e dicevo in 3 secondi netti papà sono io, richiamami al solito numero.

Una volta risposi e cercavano l’impiegato della stazione.

Tommy il Cinese take away appena fuori la stazione.

Il negozietto dell’indiano all’angolo che praticava prezzi da strozzino.

Infatti a battersea c’era tutto quello di cui avevo bisogno.

Il pub dei pensionati col tavolo da biliardo e con la Heineken Export alla spina.

Il delicatessen per comprare il prosciutto di Parma quando si dividevano le mance al Berkeley a fine mese.

Il barbiere quando ancora avevo capelli intorno alla mia già galoppante stempiatura.

Il dentista o sedicente tale quando mi venne un ascesso ad un dente.

Il baretto di emigrati italiani con antenna a parabola satellitare, per andare a vedere 90esimo minuto la domenica senza dover necessariamente arrivare a Soho al Panino Sandwich bar.

Il parco di Battersea era bellissimo, col suo laghetto, spazi per giocare a pallone coi campi con le porte vere senza dover fare i pali con i giacconi, spazi per far volare gli aquiloni o semplicemente sdraiarsi a prendere il sole.

Però mancava un supermercato per la spesa quella grossa, quella a riempire dispensa e frigorifero.

Per quello si doveva arrivare al Safeway di Clapham Junction.

Il nostro pasto preferito era il toast prosciutto cotto o spalla che fosse, cheddar e giù dentro alla tastiera che dava al pane in cassetta la forma di 2 triangoli e venivano fuori due antesignani trapizzini strabordanti di formaggio fuso che colava ai lati ad ogni morso.

Era la felicità. 

Era la libertà.

Era la voglia di farcela da solo.

Era diventare grande.

L’unica cosa che non avevamo vicino a Battersea era uno degli almeno 20 stadi di Londra tra squadre di Premier o first divisione da tifare ed andare a vedere partite ed allenamenti per avere gli autografi.

Quando ero a Londra avevo adottato Arsenal come mia squadra del cuore. Quella maglietta rossa con le braccia bianche, le gesta di Highbury, la Makita cup in precampionato con un gol su rovesciata superspaziale di Gianluca Vialli in Samp Arsenal. Upton park, Crystal Palace, White Hart Lane, Wembley naturalmente ma mai mai ho pensato di andare a Stamford Bridge.

Per me Chelsea era Chelsea Road, Chelsea Bridge, ma sebbene oggi non saprei nemmeno arrivare a stamford bridge, del chelsea comprai la seconda maglia in offerta a 5 pound sul rack delle occasioni di qualche Marks & Spencer o simile.

Ancora ho quella maglietta e la adoravo tanto che a volte la sfoggiavo anche nelle uscite al pub coi colleghi indigeni, nella speranza di essere accettato dal branco, dai boys e Scott che mi diceva:

Ricordate Scott barra n. 41

Why the fu..k have you bought yourself a Chelsea Jersey r u insane or what?

Il Chelsea chissà mi ricordava un pò la Rometta degli anni 90 che vivacchiava a ridosso della zona uefa senza mai riuscire a raggiungerla all’ultima giornata.

Un po ‘ come gli amori impossibili, gli amori maledetti, gli amori di Moccia, io e te 3 metri sopra il Chelsea.

2 commenti su “Barra 79 – TRE METRI SOPRA IL CHELSEA”

  1. E quando il venerdì sera dopo il lavoro correvo per prendere il volo serale (la mitica BA557) e attraversavo La Manica con lo zainetto pieno di basilico e parmigiano? Altro che spacciatori Narcos ahah, bei tempi davvero, grazie Cris per il bel ricordo

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