Barra 64 – FRATELLI DI NAIA

OVVERO CAPOPATTUGLIA CHIAMA CORVO. RISPONDI CORVO

La barra 63 c’aveva lasciati in quei lunghi viali e piazzali, entrati poco più che adolescenti, usciti dopo solo 5 mesi chiamati a sparpagliarci da nord a sud, a comandare nostri simili.

Non è il giochino di fare la guerra giù in cortile, indiani contro cowboy. Era la realtà.

Pistole, fucili garand, FAL, MG, cannoni veri.

La baionetta. Ragazzi la baionetta.

Metti la baionetta togli la baionetta, sembra un film di Carlo Verdone: io la lancerei sta baionetta.

Al Quirinale, in un cambio turno all’ingresso principale, chi non riesce a togliere la baionetta e l’ombra del suo fucile con baionetta innestata si staglia sui viali dei cortili presidenziali?

In un picchetto d’onore al Quirinale al cospetto del presidente Cossiga, chi ad un front sinist gira a dest?

Il cap. RANDINE girarsi, guardarmi in cagnesco e lanciarmi un grido soffocato “czzo Przale!!!”

Czzo, il comandante di compagnia, in mezzo ad un centinaio di allievi, si ricorda il mio nome ed anche quasi il mio codice fiscale.

Quando si ricordano il tuo nome, le cose sono 2: o sei nelle loro grazie o sei nelle loro disgrazie.

La terra di mezzo è l’anonimato su cui avevo fondato la mia strategia.

Mi salta tutto il piano. 

Fui tra i primi ad essere capo plotone ma mi si ricorda solo per una marcetta lontanamente stile bersaglieri, tra una lezione ed un’altra, andare fino al 2ndo btg dove c’erano le aule didattiche e gridare al plotone Nun struscicate i piedi!!!

Guardo i visi basiti dei miei commilitoni come dire: che cazzo di ordine è?

Allora mi ravvedo e tra un Un Due, un due Passo, passo a cadenza, chiedo a gran voce di alzare i piedi bene da terra e stampare la suola sul suolo, altrimenti si consuma l’anfibio.

Qui mi rendo conto che ci vuole una legenda a fine barra.

Baionetta, anfibio, struscicare.

Dopo le prime settimane di inquadramento con l’allievo scelto del 134° Marsecane (nomen omen), forse il primo capoplotone fu Fabrizio che dimostrò una buona attitudine al comando. Beh un po’ da affinare quando all’ingresso in mensa uno dei primi giorni, nello sciogliere le righe per entrare nel refettorio, anziché gridare “tempozero” partorì ‘spazio zero”.

Tempo zero era come quando oggi il tuo capo ufficio ti chiede quella relazione programmatica e quando tu chiedi per quando la vuole e la risposta è: ieri.

Un altro capoplotone memorabile fu Bonotti. Era il capoplotone la settimana del giuramento.

Definisci capoplotone.

Colui che viene punito quando il plotone marca male.

La mattina del giuramento Bonotti è completamente afono.

Sten Frizzele, il nostro comandante di plotone sentenzia: il capoplotone oggi lo fa, lo fa… ed in quel momento gli sfilo io davanti.

Parziale…Comandi Signorsì.

A fine corso mi sento di poter dire che ero nelle loro grazie per come sono andate le cose nella loro globalità.

A parte i miei problemi con la baionetta.

Per chi segue le barre lo sa, conosce le mie passioni ed il calcio è sempre sul podio.

Non può mancare il torneo di calcio.

3°plotone controcarri con la tuta di plotone con sulla schiena Eddie degli Iron Maiden con la bandiera tricolore.

Avevamo qualche metallaro nel plotone.

La felpa finì la sua vita pochi anni dopo, uscita malconcia da una lavatrice di mamma Laura.

Ancora ricordo la sua ansia e dispiacere nel comunicarmi che l’aveva rovinata.

Tranquilla Mà è solo ‘na ferpa…le dico, ma dentro stavo rosicando come quando prendi una multa per divieto di sosta sottocasa.

Eravamo una squadra con tanto potenziale inespresso, poca amalgama, più la difficile coesistenza ed i dubbi di coach Martelli su chi schierare come punta di diamante;

Dino o Alberto? Entrambi forti ma impossibile da schierare insieme per gli equilibri tattici. Ma Dino era una scheggia ed era il mio vicino di letto.

Le malelingue dicevano si portasse dietro una strana indecifrabile aurea di sfiga…ed anche io, che non credo a queste credenze popolari, ho vacillato, quando una domenica di libera uscita su via delle medaglie d’oro, con Dino là seduto al mio fianco, alla guida della derelitta 127, ho tamponato l’auto che mi ha inchiodato di colpo ad un rosso.

Dal campo di calcio al “campo” inteso come esercitazione di 3 giorni, la linea è sottile.

Il sole è alto sui monti della Tolfa.

Sono circa le 3 pm e tutto tace.

Il plotone controcarri è coperto dietro la collina, col cannone da 106 pronto a scollinare.

La radio gracchia col rumore tipico di qualcuno che rompe il silenzio radio.

Capopattugliachiamacorvo rispondi corvo.

Ma questo è Martelli penso.

Ortega, Coletta, Jorgensen, Berry, rispondi Johnny.

Non c’è più nessuno colonnello Trautman Squadra B sono tutti morti.

Il delirio.

Penso che Martelli sarebbe tornato nella sua Bari la sera stessa, senza ripassare dalla caserma.

La fa incredibilmente franca invece.

Pian di spille al poligono anticarro, lago di Martignano in pattuglia, la corsa campestre, le corse dal barbiere in orari improbabili, ma allo stesso tempo strategici per non trovare la fila, col cronometro per non mancare l’adunata, chiamata dallo scelto di giornata.

Altre guardie, il nostro plotone servizi per 40 giorni consecutivi, non ricordo nemmeno più per quale malefatta.

Il malcapitato Alberto capoplotone, punito per la mancata pulizia dei bagni, una notte di rientro da una esercitazione notturna,  ancora col viso dipinto dal sughero bruciato.

il cagsm con me sempre tra i migliori tempi del plotone nei trials, invece non farcela al primo tentativo al muro del pianto nella prova ufficiale.

Raccolgo le residue energie, più mentali oltreché fisiche e lo supero al secondo tentativo, il che non mi mette tra i migliori, ma  la sufficienza nelle prove fisiche è raggiunta.

Ma quanto stavo bene? 68 kg per 175 cm mi sentivo padrone del mio destino, giovane forte, senza panza, con capelli, corti cortissimi a tratti, ma c’erano. 

Ci sentivamo imbattibili e per taluni versi, quella sensazione ci è un pò rimasta.

Nulla ci è precluso finché alla barra n. 35, Barra 35 PIazza Grande  l’allievo Muserra, un’alba di inizio settembre, mi sveglia,sussurrandomi all’orecchio.

“Cristià, Sten Parziale, piazza Maggioooore…”

Il prossimo episodio barra 65 porrà fine alla trilogia del verde militare, della sahariana, delle armerie ma andrà sicuramente a far riaffiorare altri ricordi che sembravano sepolti per sempre.

Come la neve che sciogliendosi fa riaffiorare il verde che era già sotto da prima.

Il prossimo episodio è La via Emilia.

Vi aspetto là tra Reggio Emilia, Bologna, Poggio Renatico e la polveriera a Noceto.

 

P.s. mi dispiace aver menzionato solo pochi compagni di strada ma lebarredicristiano sono così prendere o lasciare.

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