Barra 61 – TE LE DO’ IO LE BERMUDA

OVVERO FARAWAY SO CLOSE

Oggi 23-3-23 inizio a scrivere questa barra n. 61.

Ricordate la libertà ?

Ricordate la barra 27 27 – Colorare dentro Indonesia, part uan quando con Massimo di Stresa, in un’anonima agenzia di viaggi in una altrettanto anonima località della Malaysia, decidiamo di procrastinare la data di ritorno in Europa e prolunghiamo di un mese la nostra Asia.

Quella per me era la libertà.

Fare un pò il cazzo che ti pare.

Scusate il francesismo che come sapete non mi appartiene come linguaggio, a parte qualche vaffanculo Platini, gridato in curva nella mia adolescenza, per citare un giovane Claudio Amendola in “Amarsi un po” film del 1984.

Oggi abbiamo altri caxxi che un pò limitano la nostra libertà ma è un nuovo tipo di libertà. 

Alzi la mano, anzi un pollice, chi di voi, di tanto in tanto, non vola con la fantasia e dice tra sé e sé: sai che c’è, c’è che domani prendo il primo volo per New York, Tokyo, Bali, Bermuda o perché no, anche Bergamo andrebbe bene.

Berghem de hota.

Lo sapevate dove stanno le Bermuda?

Eccole là. In mezzo all’Atlantico ed è singolare questo cattura immagine tra vecchio e nuovo continente dove perdersi m’è dolce.

Nei circoletti, luoghi che ho visitato: Dublin/Cork (Irlanda), Londra Parigi Barcellona Madrid a destra; Miami Toronto e Montreal a sinistra.

Un pò diverso dal Miami, New Orleans, London, Belfast and Berlin di Stay (faraway so close) degli U2, soundtrack dell’omonimo film di Wim Wenders, me neanche troppo dissimile ad eccezione di New Orleans e se scambiamo Berlin con Paris.

Il mio impatto con le Bermuda è subito all’aeroporto.  Mentre il mio British Airways cerca il suo slot per parcheggiare, non posso non notare un simbolo dell’italianità nel mondo.

Un boeing dell’Alitalia? Nope.

Un aereo privato col logo della Fininvest.

Mi bloccano all’immigrazione ma le 2 cose non sono necessariamente correlate.

Mi chiedono dove avrei alloggiato.

Scopro che per entrare alle Bermuda devi avere già un biglietto di partenza se vuoi entrare in primo luogo ed infatti c’erano con me nella saletta dell’immigrazione compagni di sventura che avevano un biglietto di sola andata in quanto avrebbero lasciato poi Bermuda a bordo di uno yacht privato!!! Poverini! Capisciammè.

Mi mordo la lingua alla tentazione di rispondere come Raz Degan in un famoso spot pubblicitario degli anni 90 di un famoso amaro: “sono fatti miei” ma dalla mia bocca escono le parole nel mio politichese più corretto possibile, viste le circostanze.

 “non so di preciso, mi ospita il mio amico Momi che lavora in xy hotel”

dunque hai una prenotazione al xy hotel ?

certo come no? un hotel 6 stelle da 1000 dollari a notte.

comunque per favore c’è il mio amico Maurizio Carminati fuori, fate un annuncio e lui ve lo saprà dire dove dormirò:

speaker: “MoricioCherminate please approach immigration desk in order to recognize cristino persiali.”

Nonostante la rivedibile pronuncia dei nostri nomi, alla fine vedono meglio il mio bel faccino e quando dico loro di avere un lavoro stabile altrove, mi lasciano passare dicendomi: ok non sembri uno che viene per lavorare illegalmente. 

Tutto qui ? Non potevate chiedermelo prima?

a quanto pare se entri in Bermuda con visto turistico devi fare il turista e basta.

Forse è solo che non sono abituato a tutta questa civiltà. 

Maurizio viene a prendermi in macchina che gli ha prestato un collega e mi porta nel suo alloggio.

scopro che anche stare nell’alloggio per lo staff dell’hotel non sarebbe granchè legale ma nel 1995 a meno di 100 dollari a notte non si trova niente da dormire a Bermuda.

In verità nemmeno scendere alla mensa dedicata allo staff sarebbe permesso, ma i security senza fare troppe domande mi scambiano spesso per un neo assunto cameriere italiano ed io in realtà, che faccio dentro e fuori con lo scooter che Maurizio mi lasciava mentre lui lavorava, mi mischio abbastanza bene con la fauna del posto, grazie anche al mio talento di passare inosservato, salvo rischiare quasi di ritrovarmi in turno cena del ristorante dell’hotel Hamilton Princess Bermuda una sera che era sottostimato.

Poi a Bermuda arriva Massimo caprese, della serie quanto caxxo è piccolo il mondo per ritrovarsi in mezzo all’oceano atlantico nello stesso momento cosmico e ritrovarmi con 2 della mia recente esperienza londinese Maurizio da Berghem e Massimo da Anacapri…

Vengo poi a sapere che a Bermuda c’è una folta non disprezzabile comunità caprese e tutto assume toni meno coincidenziali.

Con Massimo avrei ancora attinto alla pratica di organizzare le vacanze in base a dove si trovano amici in giro per il globo, così trovai una scusa per volare ad Auckland New Zealand qualche anno dopo.

Insomma dopo Zagarmuda, è il turno di Bergamuda. Un non luogo compreso tra i laghi, di Comabbio e Garda che da essi prendono nome o era il contrario? E Bergamo al centro.

Londra e Bangkok, Garda e Sirmione, Bermuda e Capri, Albano Laziale, Comabbio e Stresa, Berghem de hota e de hura.

Ma Bermuda, a parte le belle cittadine portuali ad uso e consumo di crocieristi, di pensionati stelle e strisce ed il fatto di arrivare da un’estremità all’altra dell’isola con un ora e mezza di scooter con il limite di velocità a 40 km, non dà altre grosse emozioni, tranne appunto al ritorno in aeroporto, con la boccetta di una mezza minerale imboscata nella valigia da stivare, riempita di bianca sabbia finissima di Horseshoe Bay Beach.

Bermuda non mi ha lasciato molto altro.

Forse una bandana, qualche foto sbiadita, foto in pantaloncini da mare a testimonianza che anche io in una vita precedente avevo la pancia piatta.

Purtroppo anche per il mio amico Momi, al centro della foto tra me e Massimo anacaprese, da lì a qualche anno, la vita non sarebbe più stata la stessa.

I triangoli delle Bermuda e Bergamuda si confondono  come scrive il mio amico bergamasco Tony …

L’episodio Maurizio dovrà aspettare ancora un pò, non sono ancora pronto.

Non so se lo sarò mai. Tra questa immensità s’annega il pensier mio.

TITOLI DI CODA…

Spin off:

Ad una gita in barca a Bermuda ci sfreccia uno yacht accanto.

Cerco di riconoscere le persone a bordo se vedo Berlusconi, Confalonieri ed Ennio Doris (rip), ma riconosco invece la coppia che avevano fermato all’immigrazione come me.

Con un mezzo sorriso penso:

“ce l’hanno fatta”

E il naufragar m’è dolce in questo mare…ed è subito 2 aprile.

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