47 – IT’S COMING VIA FILIPPO MEDA

ovvero la subdola turgida cinica lotteria dei rigori

“Si va ai rigori: RIGORI”.

Quante volte avete sentito pronunciare questa frase dalla TV mentre vostro marito, compagno o fratello appassionato di calcio sta assistendo ad una partita sul piccolo schermo? Piccolo schermo mi sa che è ormai terminologia desueta coi pollici che girano.

RIGORI, nervo scoperto nella buona e cattiva sorte,

Introdotti dalla FIFA a partire dai mondiali del 78, l’Italia è stata interessata dalla lotteria dei rigori, la prima volta nei mondiali delle notti magiche del 1990, in semifinale al san paolo, dove furono fatali, gli errori di Serena e Donadoni mentre poco prima, Baresi e Baggio avevano segnato il loro calcio di rigore.

Solo 4 anni dopo, l’Italia sacchiana raggiungerà la finalissima contro il Brasile e questa volta gli stessi Baresi e Baggio avrebbero consegnato la coppa al Brasile, spedendo i loro rispettivi rigori, sopra l’incrocio dei pali. Incroci mondiali.

e siamo a due sconfitte.

Mondiali 1998 ancora una volta i rigori “l’Italia chiamò”, questa volta ai quarti di finale, a dirimere lo scontro contro la Francia ospitante.

Albertini pareggia l’errore di Lizarazu e Gigi Di Biagio spariglia, mirando il suo potente destro al centro della traversa.

Indelebile l’immagine di Gigi, i cui occhi si chiudono come si chiuse quel mondiale per noi.

3 volte ai rigori 3 sconfitte.

Male ma non malissimo.

Nel 2002 il golden gol, altra ideona della FIFA, ci toglie dall’impaccio di un altra sconfitta ai rigori contro l’ospitante Sud Korea.

Arriviamo così a Berlino 2006, dove Trezeguet sbaglia, Fabio Grosso no, diciamo che la bilancia della sorte inizia a riequilibrarsi e vinciamo il mondiale.

Poi come per magia, il ricordo di zerocristiano ritorna al campetto della parrocchia che per la festa del santo patrono organizzava il torneo delle contrade.

è il giorno della finale del torneo under 16 a via Achille Benedetti al Tiburtino.

Cigno ed Elefante avevano fatto un percorso netto ed erano arrivate in finale.

Sabato di fine maggio, nubifragio su Roma.

Il campetto di sant’atanasio in pozzolana, diventa un paesaggio lunare con pozzanghere grosse come crateri.

A 15 anni quel torneo era il mio mondiale.

Ero capitano e selezionatore della squadra junior della contrada Elefante.

Avevo chiamato i più forti ragazzini di via Filippo Meda anzi i più forti del 169 di via Meda.

Stefano Navarra l’oriundo, naturalizzato Elefante grazie ad una nonna che viveva al 169, lui che era di Casal Bruciato, ovvero appena aldilà della Tiburtina; Fabrizio Boni detto il Teschio per un particolare del suo cuoio capelluto (RIP), i fratelli Filippetti, Andrea portiere (RIP) ed il fratello Alessandro. Bertoli Massimo, canzonatoriamente detto, Minimo a causa della la sua statura, a creare e smistare gioco e Gianni Colasanti di punta, a finalizzarlo.

Una squadra da paura nonostante me.

Si gioca, non si gioca, alle 14 esce il sole di maggio, il campo è un acquitrino ma tant’è che il calendario era fatto, non c’era tempo per recuperare; la festa del patrono ormai finiva e non si poteva giocare domenica poichè ci sarebbe stata la sfilata delle contrade per le vie del quartiere ed il palio coi cavalli.

ok il comitato ha deciso. Si gioca! Chi ha le magliette?

chi caxxo doveva portare le magliette arancioni dell’elefante?

Ok non disperiamo si può giocare anche con le fruit of the loom bianche.

arbitra Clemente Ruggero.

Ora si che si mette davvero male.

Con tutte magliette diverse iniziamo la partita, la palla a volte plana a filo d’acqua e spesso ferma la sua corsa splashando la pozza. 

Palla alta e tiri da lontano ci portano 2a0 per noi a fine primo tempo.

Nel frattempo Emanuele er cinese era andato a casa e ci prestò le magliette gialle della sua squadra. 

Ne mancava una.

Clemente sentenzia: “o tutti in maglia gialla o nessuno.”

Io protesto veementemente come mi sarà capitato altre 2 3 volte in vita mia e da lì il mio rapporto con Clemente sarà sempre un po’ così, abbastanza problematico.

Alla fine, il nome di battesimo che papà e mamma Ruggero gli avevano affibbiato all’anagrafe, lo conduce a più miti consigli.

Clemenza e fischia l’inizio delle ostilità del secondo tempo.

Si riparte e quelli del cigno che pure erano forti: Sepiacci, Taverni, Mannozzi, Vagnini Franco e suo fratello Luca detto er Vignola, Zumbo, che non è un soprannome, che comunque incuteva timore per alcune sue doti innate che lo resero famoso tra il gentil sesso ed invidiato tra noi maschietti, soprattutto nelle docce post partita.

Dicevo che quelli del Cigno, non ci stanno nel ruolo dell’omonimo celeberrimo balletto dove alla fine muore.

Molti di loro li avevamo già conosciuti nella barra n. 30, quella di Tocci.

Barra 30 – TOCCI

I ragazzi dell’86. Qui eravamo ancora più giovani.

Raggiunto per una breve intervista whatsapp il Sepiacci, che mio padre chiamava Gordillo per il suo caracollare simile al terzino sinistro dei Blancos madridisti dal 1985 al 90,  rivela un retroscena illuminante:

“…nel primo tempo perdevamo perché non avevamo Paolo Cori come allenatore che arrivò per il secondo tempo e mi fece arretrare da punta a centrocampo.”

Autorete di un incolpevole Fabio Basta su un cross tesissimo del Seppia, senza bisogno di dirlo, di sinistro, la riapre; poi Vagnini sempre su assist, manco a dirlo del Seppia la portano ai rigori. 

3-3 che ti riappacifica con la bellezza del calcio di una volta, come si suol dire.

Ed ecco la cinica lotteria dei rigori fare il suo capolino sul campetto della parrocchietta.

In “palio” tra Elefante vs Cigno, non c’era solo un titolo bensì una supremazia territoriale.

Via Meda 169 Vs Sante Bargellini 23

2 filosofie differenti di vivere la stessa periferia.

io segnai il mio abbastanza incredibilmente. non avevo proprio piedi che si definirebbero educati ma con interno collo destro ad incrociare portai a casa base il mio rigore.

Andiamo ad oltranza.

Mancavano i tiri dei portieri.

Carletto Taranto improvvisato portiere per la defezione di Mannozzi, ma giocatore di movimento, segnò il suo per il Cigno.

Andrea Filippetti tra bestemmie inframezzate ogni tanto da una parola civile, diceva di avere i piedi gelati e fradici dalle pozzanghere e di non voler tirare il rigore ma il regolamento e Clemente erano inflessibili; dovevano tirarlo tutti per esaurire il primo giro dei rigori ad oltranza.

Lo sbaglia! Cigno Campione.

L’Elefante non avrebbe più rivisto una squadra junior così forte.

Anche perché non so poi come andarono le cose nel quartiere da dove manco assiduamente da circa inizio del millennio, più o meno da quando mi sono trasferito a Zagarolo. Seppi che il “Teschio” e Andrea non erano più tra noi.

Ma quanto tempo passato affacciato al balcone del sesto piano del mio palazzo ad ascoltare la voce della Signora Colasanti riecheggiare tra i 25 palazzi dell’INA CASA, del 169, dei tranvieri; gridando immancabilmente all’imbrunire, quasi a scandire che l’ora di cena era ormai prossima: GIAAAANNIIIII 

Musica per me, che lo ricordo ancora dopo 40 anni.

E chissà se Fabio Caressa coi capelli ingrigiti un po ‘ più radi di oggi, avrà ancora la verve di gridare il nome di colui che segna il gol vittoria di un mondiale, come tante mamme italiane il nome del figlio che gioca a pallone nel cortile, mentre cala l’oscurità.

Gianni? Ciro? Mario?

Nossignore

Wilfriiiiiied!!!

Va bene anche Libero, 

basta che segni i rigori.

Anche se un giocatore, si vede dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia.

Chiosa banale sì lo ammetto ma ci stava troppo bene.

Del resto Cristiano è fatto così, autoreferenziale, citazionista, politicamente corretto.

RIGOROSAMENTE.

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