Barra 42 – BREISURE remastered 2022

EPISODIO 3 - THE BURGER KING CHAPTER OVVERO KIND OF CUTE ANYWAY

ed arriviamo così a novembre 1990, quando mi ritrovo nuovamente nella stessa agenzia CTS di Via Genova ma questa volta resisto alla tentazione di raggiungere Albione via mare e se ricordo bene prendo addirittura un volo British Airways..

Il rischio che il ricordo della mia Londra diventi un racconto didascalico con immancabile cartolina dal Tower Bridge è moooolto alto. Che fare dunque?

La mia terza Londra inizia a Old Compton Road al capolinea della District line, Wimbledon.

La District Line della Tube era una delle mie linee preferite, portava in luoghi che amavo oltre che dove ho abitato come Ealing Broadway ed appunto Wimbledon.

Altri luoghi dove andavo semplicemente perchè mi piacevano tipo Bayswater piuttosto che Hammersmith per i concerti che ho visto all’Odeon tipo i Deacon Blue della Barra n. 41 o quelli sold out che non ho visto, ma sold out vero, anche ai bagarini, tipo Sting.

Uno degli status symbol di noi ragazzi della Londra anni 90, dipendeva da in che zona si viveva e ci si vantava innanzi agli invidiosi ed ai superbi (cit) come quando vado a vivere stabilmente in zona 2.

Praticamente la rete metro della Greater London era (non so se lo è ancora) suddivisa in 6 zone.

Vivere in sesta zona poteva significare quasi vivere in un’altra città, zona 5 e 4 erano un limbo, zona 3 era il minimo sindacale, zona 2 facevi parte di un’élite, zona 1 che te lo dico a fare (cit.) eri un pariolino predestinato; affitti esorbitanti ma risparmiavi parecchie sterline di travelcard.

Il mio amore per l’nglese e per Londra inizia quando la prof.ssa d’inglese Luisa Montotti, (ribattezzata Mostrotti dalle canaglie della classe di mio fratello 6 anni prima) alla scuola media statale Aurelio Saffi di Largo Winkelmann zona viale Lanciani, aveva già sentenziato dopo poche settimane di 1^ media: Caro Parziale se ad 11 anni sai fare lo spelling di Hippopotamus sei portato per le lingue estere e così all’esame di terza media quando fu il turno dell’inglese orale, scelsi senza shadow of doubt (ombra di dubbio) il pezzo su Londra, i suoi  pubs, e le foto dei punk in posa sotto la statua di Eros di Piccadilly Circus con sullo sfondo la pubblicità luminosa di MCDONALD’s tra le tante.

Sotto l’iconica pubblicità del Mac, si piazza un Burger King. Ebbene, proprio là ebbe inizio LA MIA LONDRA 3; in principio a grigliare whoppers in quantità industriale, friggere onion rings e chicken deluxe, salvo poi essere promosso in cassa da Desmond e dalla scozzese restaurant manager, ironia della sorte, miss Janet o Julie o insomma J qualcosa Mac Donald a guidare un Burger King.

Una delle prime frasi che imparai fu; “can’t have milkshake anyway”. ANYWAY lo mettevano dappertutto, all’inizio come intercalare tipo “allora” e “cioè” in mezzo alla frase a casaccio, ma soprattutto alla fine, sebbene fosse totalmente non necessario. ANYWAY   Cant have milkshake anyway la pronunciò il restaurant Manager originario del Niger, Oujo, quando le scale del BK che portavano alla sala pausa dello staff, furono inondate dal mio banana/strawberry milkshake extra large accidentalmente caduto dal vassoio mentre andavo in pausa.

Adoravo i milkshake almeno finché mesi dopo non scoprii di preferire altre bevande tipo crema di Whisky ed una per me nuova bevanda alcolica fermentata fatta con orzo e luppolo e non posso non citare una delle frasi più inflazionate “I’ll have a lager, cheers mate!”

ANYWAY! 

Dicevo, prima di divagare, che ero stato promosso a fare il cassiere perché Janet/Julie disse che il mio inglese was good enough and I was kind of cute pertanto dovevo stare al Front…hummmm comincia a prendere forma…

Ragazzi! Che figata! Cassiere al Burger King di Piccadilly Circus, unico non inglese in mezzo a ragazzi studenti anglofoni che lavorano per pagarsi gli studi.

Ragazzi simpatici come una multa per divieto di sosta sotto casa ed io oggetto di scherzi e dispetti. Hamburgers ordinati da me, rubati da sotto le mani costringendo a ritardare la consegna del mio ordine; sgambetti o sgomitate finte accidentali per farmi cadere le french fries per terra. Finché un giorno sbroccai e urlai al “biondino” di turno che mi aveva appena sottratto le patatine dal vassoio che stavo assemblando, citando i Pet Shop Boys; “what have I done to deserve this?” Frazione di secondo di silenzio misto imbarazzo, immobilismo nella linea casse al front e poi fragorosa risata di tutti che iniziarono a darmi pacche sulle spalle.

Dead yours dissi (cci vostra!); era lo scherzo dell’iniziazione per i pivelli stranieri italiani kind of cute che parlavano enough good english. Da quel giorno caro Cris, conservi ancora il badge che era finito nell’asciugatrice e si era curvato, pertanto Jane/Julie, quando mi trovai a riconsegnare la divisa l’ultimo giorno di lavoro, disse che che potevo tenerlo perché non poteva riutilizzare un round badge ANYWAY.  

Da quel giorno Cristiano, i biondini del turno che erano tutti afrobritannici, iniziarono a trattarti come la mascotte; a gara per farmi da runner nel racimolare le vivande ed addirittura ad invitarmi alle loro feste come quella volta ad andare ad una chiesa Battista ed assistere ad un battesimo che avveniva in una grande vasca, dove il battezzando si immergeva con tutte le scarpe…proprio come io ero cascato nello scherzo dell’absolute beginner, young italian whop, latin lover, mafia pizza mandolino kind of cute.

Il primo spartiacque della mia Londra 3 fu capodanno o meglio new years eve 1991.

Mamma Laura (la versione di Laura Barra n. 12 ) cuore di mamma ed io il piccolino di 3 figli, dice a Cristiano: cucciolo torna a casa per Natale ti pago il biglietto dell’aereo.

Come deludere cuore di mamma dicendole: mamma ho iniziato a lavorare in un hotel a 5 stelle non posso tornare? 

Facendolo e basta.

Mamma avrebbe capito ma le nascosi che per 2 settimane avrei avuto 2 lavori.

Mattina hotel, sera burgerking.

Una volta iniziato in hotel diedi le dimissioni al Burger King non prima però di new years eve per prendere paga doppia, col ristorante pieno a gridare in fondo alla folla per prendere l’ordine, a scoprire a fine turno alle 2 di notte che mi avevano indebitamente sottratto, la mia giacca a vento verde militare originale della mia esperienza nell’Esercito Italiano  conclusasi pochi mesi prima.

Ricordate ero diventato la mascotte ?

Feci girare voce ai miei “protettori” anglonigeriani di far rigirare la voce che, se ritrovavo la mia giacca a vento nello spogliatoio, nessuno si sarebbe fatto male. Nessuno si fece male. Giorni dopo la mia giacca riapparse là, sull’appendino dove l’avevo lasciata e perdonai anche l’avermi fatto celebrare il mio primo capodanno londinese in giro per Trafalgar square con indosso solo la felpetta scappucciata della tuta.

Il capitolo Burger King si esaurisce a gennaio 1991.

Dal capolinea della District Line finisco a Holborn sulla Piccadilly Line, in prima zona, in una stanzetta in subaffitto insieme a Paolo. Prima zona non so se mi spiego! Tanta roba.

Il Burger King chapter lascia spazio al Berkeley chapter..

La stanzetta di Holborn lascia il campo a Queenstown Rd. in quel di Battersea Park.

Battersea Park zone two. 

Not bad anyway.

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