Barra 37 – FERRAGOSTO DI ME…

OVVERO LA QUIETE DOPO LA DIARREA

Seguendo il modus pensandi, le barredicristiano nascono quasi sempre da rette trasversali che si intersecano all’infinito, ma solo con poche poi si finisce col fare un pezzo di strada insieme.

Questa storia parte dai ferragosto anni 70 ed ero troppo giovane per ricordare dove fossi e mio padre Massimo è troppo vecchio per ricordare dove fossimo quei ferragosto.

Non erano ancora i primi anni a Passoscuro dove ci si andava a settembre, quando i prezzi degli affitti si abbassavano e faceva meno caldo, in un epoca quando le parole aria e condizionata erano riconducibili solo al gergo di istituti penitenziari.

Era la Roma de Il Sorpasso della barra n. 13, erano gli anni delle targhe alterne ma per motivi energetici e non d’inquinamento dei nostri giorni recenti.

Delle serrande abbassate, dei chiuso per ferie.

Un anno fa, agosto 2021 passava tra la barra 13 il sorpasso, attraverso la 14 di baywatch e suoi fardelli, per concludersi con la 15 sofferta dei miei 27 anni in Tibet.

Allora mi riaffiorano i ricordi degli agosto a passoscuro con nonna Gina (compleanno 8 agosto auguri nonna) zii zie e cugini ramo Parziale. Di quando andai a buttare la monnezza ed insieme ad essa  buttai 8 kg di pesche…era buio e non vidi dentro la busta ma soprattutto non dovevo avere più di 10/11 anni.

Erano gli agosto di Hit Parade alla radio a transistor sulla spiaggia a giocare a fare il toto hit su chi sarebbe stata la numero 1, preceduti dai “dischi caldi” dalla posizione 20 alla 11 dei dischi più venduti dell’estate. Ovvero i singoli in rampa di lancio per il successo e quelli in parabola discendente in uscita dalla top 10.

Erano gli agosto al “baretto” al juke box meglio noto come giubox.

Erano gli agosto sulla spiaggia con pizza e fichi a merenda ad inframezzare 2 bagni.

Erano gli agosto a giocare nella marana con mio cugino Mario, quando mi sono tagliato il piede destro con un fondo di bottiglia e via di corsa col 126 con zia Gabriella alla guida verso il p.s. di Passoscuro. Zia Gabriella 💌

4 punti di sutura…

Erano gli agosto dei primi rigonfiamenti sotto il costume/pantaloncino da mare e correre in acqua a raffreddare gli animi. 

Ma anche gli agosto di fine anni 90 a Roma quando era il momento di decidere i turni ferie io ero quello che “a ferragosto fatemi lavorare”.

Vabbè ve la racconto; ferragosto 2008/9 all’incirca. Cris in turno 2 al Barocco che significa pranzare alle 13 le cose leggerine e porzioni ospedaliere di suocera Anna,  mangiare un bel mattoncino di cocomero gelato e via uscire alle 14 con la mia yaris verso Roma centro per prendere servizio alle 15.

Sulla prenestina deserta all’altezza dell’incrocio con via ponte di nona,  quasi a metà tragitto, il basso ventre mi manda dei segnali inequivocabili.

Ce la posso fare, rivolgendomi allo speaker di turno a Radio Rock che mi parla attraverso gli altoparlanti dell’auto.

Entro sul GRA ed i segnali iniziano a diventare spasmi ma tengo duro anche se intuisco che dentro di me non c’è affatto nulla di duro.

Tronchetto A24 direzione tangenziale est, dottore non c’è la faccio più devo sgravare…Chissà se è questo che sente una donna nel momento del travaglio?

Fatto sta che faccio di tutto per stringere le chiappe ma mancano almeno altri 15 minuti per arrivare a piazza barberini.

Inarco la schiena cercando di rimandare indietro la piena del fiume che sento voler rompere gli argini.

Attonito mi guardo attorno.

Incomprensibilmente supero, senza fermarmi, l’area di servizio Q8 che mi aveva lanciato messaggi distensivi ma ero ancora nella convinzione che ce la potessi fare.

Sulla mia destra vedo la radura, il boschetto di lato la Palmiro Togliatti e questa volta senza indugiare il mio cervello elabora la teoria del o esci qui o la fai in macchina.

Velocemente il cervello elabora che rompere gli argini in macchina avrebbe significato in veloce sequenza….

Vabbè usate la Vs immaginazione incluso dover cambiare la tappezzeria del sedile della guida in ultimis mentre in primis, entrare al Barocco in condizioni che non oso neanche immaginare.

Rompere gli indugi prima che loro rompano me, imboccare la rampa uscita Togliatti e dirigersi con decisione verso il parco adiacente via sacco e vanzetti deserto,  tipico dei ferragosto romani di 20 anni fa. Eleggo un albero con parecchio fogliame attorno ma sono consapevole che il fogliame non sarà sufficiente.

Dietro l’albero arrivo trafelato mentre in un gesto quasi simbiotico abbasso i pantaloncini sportivi e le mutande in un’unica presa e con il bacino ancora nel movimento di abbassarsi cercando la posizione tanto cara nel momento dell’evacuazione, non aspetta l’ accovacciamento ed inizia la sua, la sua, la sua Liberazione ecco la parola.

E come un colpo vincente, un tennistico winner passante lungolinea o incrociato fate voi, è un tripudio di muscoli, che contraendosi, gradualmente si rilasciano fino a raggiungere lo svuotamento del serbatoio intestinale.

E proprio come un tennista che ha appena vinto un interminabile palleggio da fondo campo a suon di bordate dritto e rovescio con un vincente, emetto il gemito di vittoria che risuona nel boschetto deserto fino a diventare una eco tra gli alti palazzi di colli Aniene.  

Vi risparmio sapere cosa fu delle mutande e chissà se qualche coppietta da lì a poco avrebbe eletto quel tronco per le loro effusioni lontano da sguardi indiscreti…

Proprio vero il detto; terra siamo ed alla terra restituiremo.

Dunque da quel giorno per me Il riposo ferie ferro d’agosto e legato indissolubilmente alla rampa del uscita Togliatti del tronco A24 quando dietro un tronco d’albero trovò applicazione la frase:

che Ferragosto di me…

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