Barra 31 – NOTTI MAGICHE…PRIMA DEGLI ESAMI

COLORARE DENTRO I BORDI episodio 11

Se il romanzo di George Orwell 1984, rappresenta una visione distopica dello scibile umano, la barradiCristiano sugli avvenimenti del 1988, riscrivendo la storia, rimette le cose al loro posto. 

1988 annus mirabilis grazie a quei bravi ragazzi che come me…

Alcuni punti cardinali si stagliano nella sacra rappresentazione dell’anno del signore 1988.

1.

Lo Stadio Flaminio again, dopo il 27 maggio del 1987, torna ad essere l’ombelico del mondo, mio e di altre 30mila anime.

2.

ITT COLOMBO che allora sorgeva all’interno di un palazzo papale in via delle Terme di Diocleziano, dove oggi c’è un hotel 5 stelle, ironia della sorte.

3.

Europei di calcio ed il seguente viaggio in Germania con Andrea e Nana.

Compii 18 anni, pertanto divenni maggiorenne per l’ordinamento italiano, nel 1987, ma non raggiunsi la piena maturità fino al 1988.

Ed anche “il pezzo di carta” a seguire sembra certificarlo per gli usi consentiti dalla legge.

Ringrazio coloro che si asterranno dal commentare il voto.

La nazionale di calcio si qualificò per gli Europei che si andavano a disputare in Germania.

Era l’italia bollicine di CT Vicini che aveva dato spettacolo con l’under 21 dei Vialli, Zenga, Mancini, Giannini, Donadoni e Maldini, che nel 88, a soli 20 anni, giocava con la sicumera di Franz Beckenbauer.

Nasceva Fabio A. detto Fabietto per distinguerlo anagraficamente dal grande Fabio. 

Big Fabio, un’istituzione al Barocco, come lo definì un  cliente abituale.

Ma non è di Barocco che narra ‘sta barra.

Il mio compleanno, sapete, cade di giugno ed ogni 11 (così ve lo ricordo tanto per ) ogni 2 anni pari, in concomitanza di europei e mondiali di calcio, spesso capitava di festeggiare davanti a una bella partita dell’Italia.

In questo caso c’era stata proprio una Germania Italia 1-1 di 10 giugno, gol di Mancio. Oggi commissario tecnico.

Altri Italia Germania vagamente celeberrimi? 17 giugno 1970 stadio Atzeca, 4 luglio 2006 dal westphalen stadion di Dortmund “Beppe andiamo a Berlinooooo” e poi c’è sempre quel 11 luglio 1982 al Santiago Bernabeu.

Il cerchio della vita si chiude se vi dico che mio fratello Fabrizio aveva la prova orale del suo esame di stato per la maturità, la mattina seguente.

Tornando a EURO 88, fu la vetrina del presto a divenire pallone d’oro per la prima volta, Marco Van Basten, che fece quello che io amo definire;

il gol dei gol.

Un cross con una parabola troppo alta. Calcisticamente improbabile coordinare il corpo, proseguire la corsa seguendo con lo sguardo la traiettoria della sfera in cielo, impattarla alla giusta altezza, colpirla di collo piede ed indirizzarla nello specchio della porta da quella zona troppo defilata di area di rigore.

Non si diventa pallone d’oro per 3 volte per caso. Tanto improbabile quanto ineluttabile Van Basten, una sentenza.

Ma non è di Barocco, né di calcio e nemmeno di esami di maturità che narra la barra.

ZeroCristiano ritorna al Flaminio dopo 11 mesi da quella magica notte di maggio 1987. 

Dopo gli U2, passarono David Bowie ed a seguire, Pink Floyd e Bruce the Boss, dunque nella naturalezza delle cose, era maturo, a proposito di maturità 1988, il momento di Gordon Matthew Sumner da Newcastle.

25 aprile e 1 maggio di lunedì è il tripudio dello studente ai 4 angoli dello stivale italico.

Se aggiungi che mercoledì 27 aprile sbarca a Roma il nothing like the sun tour, il tripudio all’interno del g.r.a. si diffonde dal ITIS Meucci di Pietralata, all’ITT Colombo di piazza Esedra, sfrecciando via davanti il Liceo Classico Giulio Cesare, su quello stesso corso Trieste di pizze fredde e di calzoni (cit) ma non lontano da quella viale Libia, delle bombe delle 6 non fanno male. (ricit)

Se c’erano vantaggi a frequentare un istituto a piazza Esedra, uno era che stavi già al centro di Roma. Dunque non è difficile immaginare che uscendo di scuola tipo alle 14 e magari anche prima perché mancava il prof dell’ultim’ora, si poteva facilmente raggiungere da Repubblica, stazione metro A  Flaminio, da lì proseguire col tram 2 fino allo stadio Flaminio, opera architettonica del periodo post neo moderno degli stessi architetti dell’odierna stazione Termini.

Stavolta non andammo sul prato, memori delle sofferenze di 11 mesi prima, ed optiamo per una più borghese “tranquilla” tribuna laterale. Belli là, laterali ma a favore di palco.

L’avevo studiato il Flaminio, con un sopralluogo per capire il varco giusto dove piazzarsi in attesa di apertura cancello. Bello il Flaminio con quella sua atipica forma sinuosa elicoidale.

Quegli anni lo stadio Olimpico era in ristrutturazione, per le imminenti notti magiche inseguendo un gol, dei mondiali di Italia 90, dunque le partite della Roma si erano spostate alla “bombonera” Flaminio.

Era la Roma di Gigi Radice.

Ah sì stranamente c’era anche la Lazio in serie A, ma solo da un paio d’anni niente di serio. Tranquilli.

L’attesa fuori cancello si sa, è snervante ed estenuante, almeno finché un giovane collega del popolo di Sting, ci intrattenne una mezz’oretta con un racconto di una scampata rissa ed una fuga in metro, stile film “i guerrieri della notte” in una suburbana Roma di notte che vorrebbe atteggiarsi a New York.

Ci potrei scrivere una barra a parte su quel racconto di quel ragazzo fuori dal cancello con altri 100 in attesa, rapiti e divertiti da quel colorito e sicuramente immaginifico racconto.

Della serie, <<a ‘ncerto punto me giro…2 miardi de persone che m’enseguono…>>

Apertura cancelli ed assisto a scene “che voi umani non potreste immaginarvi” tipo uno che inizia a camminare sopra le teste manco fosse Gesù al lago di Tiberiade.

Vabbè poi il concerto, il gruppo di presenti ed altri incontrati casualmente tipo Camillo e Andrea Scatena…Cioè come caxxo faccio a ricordarmi che vedemmo Camillo e Andrea sul prato.

Cioè Camillo e Andrea? Non sto bene oh!

E’ il concerto che definisco della maturazione, Ero quasi in clima esame di maturità ed erano con me Andrea, Paolo, Pino, Alberto e Marco, 3 ore e mezza di musica, show, le solite frasette imparate a memoria in italiano. Era lì, bello, biondo capello lungo, di bianco vestito, che poi immancabilmente, si andava denudando l’addome, perchè lui è così, vanesio autoreferenziale, narciso, “englishman a roma” parafrasando una sua hit, avrebbero intitolato i vari Castaldo e Assante, il giorno dopo sui quotidiani nazionali a vasta tiratura.

Indossavo la maglietta di una rivista sandinista del Nicaragua “Barricada” che faceva molto Human rights now, che era il tour mondiale di Sting ed altre stars per i diritti umani, sponsorizzato da Amnesty international. Ricordate la canzone hey Mr. Pinochet…del gueca solo. They dance alone, Fragile poi caro mio Ben e poi una band da paura con l’immarcescibile fido Branford Marsalis ai fiati e l’irrinunciabile Dolette ai cori.

La storica cover di Little wing di Jimi Hendrix, con assolo di chitarra inzeppato di citazioni riarrangiate al suo interno, from me to you dei Beatles per esempio.

Fine concerto, ci accompagna a casa mia con testacoda finale, Alberto col 127 rosso e Paolo ed Andrea vengono a dormire da me ed all’indomani di nuovo a scuola al Colombo.

Io mi ricordo, tanti ragazzi con la chitarra, era l’anno degli europei, quelli del 1988, Gianluca Vialli era un ragazzo come noi.

Sarei diventato padre di Matteo dopo 18 anni di 25 aprile, Daniela non aveva ancora compiuto 10 anni, Fabietto era all’8° mese di gestazione, Van Basten non aveva ancora segnato il gol dei gol e mancavano ancora 48 giorni all’inizio dei miei esami di maturità.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. (Cit)

Eh no! Non tutto andrà perduto finché ricorderò quei ragazzi del Flaminio, che come me, amavano Sting e Bono Vox.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *