30 – TOCCI

coloraredentro i bordi stagione 1 episodio 10

Il calcio, inteso come disciplina sportiva, per quanto diversamente la si possa pensare e non esserne appassionati, lo considero una valida metafora della vita ed uso spesso similitudini calcistiche nella vita privata piuttosto che professionale di albergatore.

Dall’applicazione o meno delle regole del lavoro di squadra, dipendono le sorti per vincere o essere annientati così proprio come diceva lui

Per altri di voi sarà lo stesso per il rugby, hockey, volley, basket, pallanuoto, curling.

I fatti di cui state per leggere sono realmente accaduti e le persone menzionate sono reali e tutt’oggi in buona salute.

Nessun animale nè umano è stato maltrattato durante questo racconto.

Tuttavia, si sconsiglia la lettura ad un pubblico facilmente impressionabile per l’argomento trattato ed un linguaggio a tratti inurbano.

Il calcio visto come aggregatore sociale della mia adolescenza, assume un significato alto e diverso e poi, non meno importante, mi fornisce l’assist per introdurre Tocci.

No ! Non ho detto Totti ma Tocci Tocci Tocci! Fortissimamente Tocci.

8 anni prima che Totti esordisse in serie A per volere di zio Vujadin Boskov, il 28 marzo 1993 al Rigamonti di Brescia, al Tiburtino, alla stessa età anagrafica in cui Totti iniziò a calpestare campi di serie A, noialtri avevamo già Tocci. 

Nella migliore tradizione della cinematografia moderna, la barra 30 episodio 10 di colorare dentro i bordi, parte dalla scena finale per poi piombare in un eterno flashback.

Flash eterno è un ossimoro ve? 

Divaghescion devoscion come cantava Mark Knopfler dei Dire Straits in una famosa ballata country di quella primavera dell’85, forse il terzo singolo estratto da un album che poi sarebbe stato destinato all’immortalità musicale: Brothers in arms.

Anyway…sono le 17 circa di un sabato di maggio di un 1985 qualsiasi, dunque proprio nell’anno del here comes Johnny singing oldies goldies be bop a lula baby what I say.

Siamo negli spogliatoi del campo Portonaccio. Qualcuno si è già docciato, qualcun altro abbraccia un compagno, un altro piange cercando di dissimulare, il Mister ha parole di conforto per tutti; bravi avete tutti dato il massimo e parte il coro GIA-NNI, Gia-nni Gia-nni olèèè oo, e poi ecco io a torsonudo, con indosso ancora pantaloncini e scarpette da calcio e terra e polvere sugli stinchi pelosetti.. 

Immaginatemi intonare il becero coro da stadio; “Tocci Tocci vaff”. Ma  il vaf mi si abortisce sul confine bocca atmosfera, con l’aprirsi della porta dello spogliatoio e controluce si staglia una sagoma di un ragazzotto tracagnotto, di circa 170 cm ma robusto di spalle ed è in tenuta da pallone: Tocci.

Tocci chi era costui?

Tocci C. della famiglia dei Tocci di via Sante Bargellini 23 dal 1960.

Si ricordano nella leggende tiburtine i 5 secondi che salvarono da un pestaggio sicuro, un ragazzo timorato di Dio di 16 anni di via Filippo Meda 169,

visto che a quei tempi nel quadrilatero Via Meda, via Monti Tiburtini, Via Tiburtina, via Durantini si cambiavano i connotati per moooolto meno in una sorta di antesignana chirurgia estetica maxillo facciale.

Meglio non aggiungere altro, altrimenti metterei in pericolo le vostre esistenze e dei vostri affetti più cari e poi dovrei venirvi a cercare tutti e 52 ad uno ad uno ed eliminarvi.

Sennò lo farebbe Tocci e non lo auguro nemmeno al mio miglior nemico.

Ma riavvolgiamo la pellicola di 2 ore.

Torneo delle parrocchie per la festa del santo patrono. È un sabato di maggio.

Siamo in semifinale.

Ore 15. Sole sul tetto dei palazzi in costruzione, sole che batte sul campo di pallone.(cit)

Giochiamo a memoria ed arriviamo alla semifinale dopo il girone a punteggio pieno ma gli avversari sono anche molto organizzati e non ci fanno vedere palla per i primi 45 minuti.

Gioco da stopper, accanto ho Roberto Piccoli che gioca da libero e svaria a destra e manca a tappare le voragini che lascio dietro. Gli avversari giocano col falso nueve ed io andandogli appresso con marcatura a uomo, lascio distese ardite (cit), dove le loro mezzali ci si involano come spermatozoi in un fertile utero.

Mister Gianni, con la saggezza dei suoi 20 anni, professa calma e sangue freddo a noi in campo che ne abbiamo 16, e dice di giocare palla a terra e insiste sulla sua teoria del doppio regista, ma gli altri ci mettono in inferiorità numerica nel centro nevralgico dove c’è Giannitelli a recuperar palloni e giocare generoso (cit).

Non abbiamo punti di riferimento e le contromisure tardano ad arrivare. 

Ma resistiamo sullo 0a0 fino alla fine dei 90 regolamentari. 

Ma segnano al primo tempo supplementare.

Cazzo hanno pure segnato. 

Non c’è più niente da difendere. 

Tocci si scalda. 

Cazzo c’entra Tocci. Ci ha 18 anni. 

In lista si può mettere un fuoriquota. Yeah the boy can play.

Fuori un sin là inconcludente Carletto Taranto. Dentro Tocci.

Pronti via. Un’illuminazione no look del nostro elemento più talentuoso Sepiacci detto Seppia, trova una linea di passaggio verso la quale Tocci si fionda anche lui no look. 

La trappola del fuorigioco che gli avversari seguaci del miglior Ajax, hanno usato come sistema per tutta la partita, viene per una volta gabbata.

Gabbato lo santo (Atanasio), non passa la festa…

Tocci, solo davanti al portiere, spara la sfera in curva.

Ah no non c’è la curva è un campetto di periferia.

Getta l’occasione e pallone oltre il muro di cinta, tra i banchi dell’adiacente mercato rionale a cielo aperto di via Achille Benedetti. Chiuso però a quell’ora altrimenti rischiava di far saltare il banco del pesciarolo.

Non fa saltare il banco ma saltano i nervi.

Ci portiamo avanti con tutti gli effettivi. Beh quasi tutti. Uno di noi 11 dà di matto e cade nel tranello messo in atto  da un tizio non meglio identificato, posizionato dietro la porta dei nostri dirimpettai.

La leggenda narra che il tizio si rivolge ad un nostro compagno apostrofandolo “pagliaccio”.

Mmmm pagliaccio lo poteva dire a 10 su 11 di noi bravi ragazzetti di Parrocchia, senza avere ripercussioni, ma accade che lo dica proprio all’11esimo che non lo avrebbe tollerato.. Provochescion devoscion è il classico Walk of Life. Yeah the boy can’t play.

Il tipo di 170 cm di via Sante Bargellini 23 fuoriquota che si era mangiato solo davanti al portiere il gol del pareggio.

L’arbitro Massimo Palomba è inflessibile.

Comportamento antisportivo. ROSSO. La partita di Tocci dura il tempo di un gol mangiato.

Mancano 5 minuti allo scadere, siamo sotto 1a0, in 11 contro 10 e la stella Tocci ci ha tradito. Mister Gianni guarda nervosamente l’orologio da polso. Altri cambi forze fresche per l’ultimo assalto. Entra Taverni centrocampista offensivo esce il terzino sinistro il Vignola alias Luchetto Vagnini.

Anche io da difensore mi ritrovo un pallone da tirare in porta ma partorisco ‘no straccio bagnato.

Tutti avanti e io, visto la mia poca lucidità in area avversaria, mi metto dietro da ultimo uomo a baluardo dell’estremo difensore Paoletto, che da grande sarebbe diventato Don Paolo.

Il nostro parco portieri, Paolo e Federico, aveva una peculiarità: erano veramente bassi. 

Ultimo giro di lancette prima del triplice fischio. 

Una palla vagante respinta  dall’area di rigore avversaria come un missile terra aria della guerra del golfo, viene in mia direzione, che sto bel tranquillo nel cerchio di centrocampo. Dietro di me, solo Paoletto, divisi da 50 metri di campo.

Cazzo sta palla è alta e tesa.

Sta bastarda mi supera non la prendo di testa, mi conviene correre indietro ma questo qua da dove cazzo è sbucato?

Il falso nueve del mio pene che mi ha fatto penare le pene dell’inferno ha deciso al 119esimo di mettere la spunta verde nella sua casella del gol fatto. 

Come disse Chiellini nella recente finale di Wembley in toscano stretto. No fucking way!!!

L’anguilla falso nueve ma vero stronzo, mi sfila dietro in velocità e s’invola verso Paoletto e la sua amata porta.

45 secondi rimasti cazzo faccio?

2a0 sicuro oppure lo placco con  conseguente espulsione per fallo da ultimo uomo per chiara occasione da gol?

Tempo per pensare non ne ho, pertanto d’istinto, propendo per  il male minore e lo prendo per la maglietta, ma solo quanto basta per farlo rallentare il giusto e per cercare di deviare la palla verso la mia destra mentre lui per inerzia della mia strattonatina, prosegue la sua corsa in direzione opposta.

Ecco l’ho fatto. Mò Massimo mi fischia il fallo e mi manda anzitempo sotto la doccia con Tocci. Il falso centravanti sbraita “Arbitro cazzo mi ha tirato via la maglia!!!” Cazzo Massimo non fischia…prendo la palla ma non ho la forza per lanciarla, le gambe vanno per inerzia ma di calciare lungo, nonostante il mio cervello sa che sarebbe la cosa giusta da fare con 35 secondi da giocare, non se ne parla.

Niente. Porto palla al piede almeno per arrivare alla trequarti avversaria e forse da là riuscirei a darla lunga in area. 

Riecco il falso vero stronzo che mi ritorna sotto, indiavolato che l’arbitro non gli ha concesso il giusto fallo.

Ma hey amico this is football. Solo arbitro decide cosa è giusto e cosa no.

Fallo è quando arbitro fischia vero zio Vuja?

Mi è accanto ormai, ed incredibilmente, cerca di rendermi il fallo.

Mi dà una spallata ma stoicamente io resto in piedi e lui rovina a terra a causa del suo troppo impeto. 

Lo lascio al suo destino, là a terra, mentre insiste ad inveire contro Palomba arbitro.

28 secondi alla fine. Sono sulla 3 quarti finalmente e mi si fanno avanti un altro paio di malintenzionati avversari in modalità Holly & Benji.

Ed è allora che inizio a sentire le voci. E non mi appare in cielo l’immagine di Bruno Conti che mi dice: passami la palla sono libero sulla fascia sinistra.?

Come sinistra? Bruné, io sono destrorso ed il sinistro mi serve solo per mantenere l’equilibrio. Come faccio a passarti la palla coi piedi fucilati che mi ritrovo?

Azzardo un esterno destro a rientrare stile, avete visto Luka Modric ieri sera al Bernabeu indirizzare la palla a centro area per il gol del pareggio dei blancos madridisti contro i blues del Chelsea?

Comunque il mio esterno a rientrare  che dopo 37 anni un pallone d’oro cercherà di emulare in un quarto di finale di champions league, va ovviamente a sbattere contro il malandrino della Toho che oltre voler vendicare il suo Mark Lenders  strattonato e lanciato a rete, mi si era erto innanzi a barricata ed il pallone finisce la sua traiettoria oltre la striscia laterale del rettangolo di gioco.

Mancano 20 secondi.

Col sudore che mi cola dal ciuffo della mia folta capigliatura dei miei 16 anni, mi volto verso la tribuna che mi ero trovato a fiancheggiare nella concitazione dell’ultima azione. Il calore del sole mi scalda le gocce di sudore che mi bruciano gli occhi e cerco sguardi amici che mi dicano: “forza Cristià non è ancora finita”. Vedo mio padre, mio fratello, gli amici che non erano in campo con me in quel momento ed io che a gesti sembro dichiarare la mia resa.

Intanto Roberto Piccoli ex libero ormai attaccante aggiunto batte il fallo laterale, Franco Vagnini di prima la butta nuovamente in mezzo alla cieca, il Seppia ed il suo marcatore si avventano sulla palla ma ostacolandosi a vicenda, fanno si che la sfera, facendosi gioco di loro, passi oltre verso il secondo palo…

Il portiere aspettandosi la stoccata dal centro area, è nella terra di nessuno e cerca con un colpo di reni di riprendere la posizione e smanacciare la palla lontano dalla zona pericolo.

Base tensiva, tappetino musicale di tastiera stile Goblin di Profondo Rosso: la palla filoguidata da un misterioso joystick immaginario, balzella nell’area piccola e sta quasi per proseguire la sua inerzia verso la fascia destra dove nessuno dei nostri sarebbe più potuto arrivare con solo 5 secondi rimasti sul cronometro, per ribadirla in rete o almeno rimetterla verso il centro nella speranza di una deviazione provvidenziale.

Tra tanti corpicini di 16enni sbuca uno smilzo Francesco che giocava con  la nostra squadra ma era tipo una storia che il padre aveva chiesto al Mister di dargli una maglia da titolare anche se non era un parrocchiano.

Una brutta storia di raccomandazioni, probabilmente uno scambio di favori…o di voti di scambio 35 anni dopo Mr. Gianni? O forse aveva portato lui il pallone avendo pertanto diritto a giocare sempre secondo le leggi non scritte del calcio di periferia ma tramandate oralmente di fratello maggiore in fratello minore.

Tanto è che Francesco ci arriva prima di tutti e la butta dentro con un asintomatico tap in.

E’ dentro, la rete si scuote, la cosa più bella quando la rete si gonfia, l’orgasmo del calcio e dietro di me un assatanato futuro prete Paoletto che urla Goooooo Cristiano Goooo e ci abbracciamo.

La tribuna, essendo noi di casa-quartiere ed in difesa dell’onore parrocchiale del santo patrono festeggiato al di là del muro di cinta, è un tripudio di gioia e gridolina di giovani donne adolescenti che inneggiano ai loro eroici fidanzatini in campo.

Avete presente il tono di acuto che raggiungono le donne allo stadio quando la loro squadra sta per segnare o subire un gol? Mica modulano l’acuto a seconda dell’evento, è un sibilo mononota che ti trapana il sistema uditivo, non provatelo a casa. Not try this at home.

1a1 fischio finale. La lotteria dei rigori.

I rigori ? Cazzi vostri! non è affar mio che già senza piedi educati anche quando sono riposato, figurarsi dopo 120 minuti. 

Rigoristi: Sepiacci, Vagnini, Piccoli i primi 3.

Quarto rigorista: Giannitelli te la.senti? Certo Mister! Ok Taverni tiri tu il quarto!…

Sepiacci parato.

Vagnini di esterno destro…palo.

Piccoli parato.

Prendono una traversa anche loro e si arriva al quarto rigore, il respiratore che potrebbe ancora tenerci attaccati alla bombola di ossigeno.

Taverni sul dischetto cerca di spezzare l’incantesimo. Parato. Game over.

Abbiamo perso la partita ma grazie a quel coro Tocci Tocci vaff. iniziato 5 secondi dopo, almeno io non ho perso il mio bel faccino per mano di Tocci.

E quando scrivo per mano, non intendo farne una metafora della vita.

Ora vi starete chiedendo; sì tutto molto bello (cit. Bruno Pizzul) ma la metafora della vita che ci avevi promesso?

Sarei tentato di rispondervi: vabbè io vi ho raccontato la storia ma che devo fà tutto io?

Non lo so. Non ho sempre la risposta. Forse la metafora è che il giocatore si vede dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.

Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette, quest’altranno giocherà, con la maglia numero 7eeeee. ….se riesce a seminare Tocci.

Gli eroici del Sant’Atanasio Junior del 1985: Da Sinistra verso destra in piedi; Mister Gianni, Paolo, Franco, Gianluca, Luca, Davide, Fabio, Paolo, Antonino. Accosciati da sinistra Luca, Federico, Marco, Cristiano, Roberto, Carlo, Francesco.

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