Barra 29 – IO E GLI U2

COLORARE DENTRO I BORDI STAGIONE 1 EPISODIO 9

Il concerto di Sting Palaeur del 1985, di cui si narra nella barra n.21 episodio 1 della saga di Colorare dentro i bordi https://lebarredicristiano.com/barra-21-io-e-sting/, era stato preceduto dal concerto dei Police del 30 gennaio 1984 nella medesima Arena, e fu il mio battesimo di un concerto live, se si esclude gli Omicron alla festa parrocchiale di sant’Atanasio nel campo sportivo dell’omonima parrocchia.

Da almeno il 1980 quando ho iniziato a frequentare assiduamente Sant’Atanasio al Tiburtino fino a quando gli Omicron si sono scissi.

Beh per lasciare il palco ai rampanti “RM 96”, mica pizza e fichi, che poi a loro volta passarono il testimone agli “Amelodici”.

Ma uscendo dal quartierino verso gli anni 90 si iniziava a respirare rock e Roma improvvisamente divenne meta di tour stellari e concerti ineguagliabili. 

Nel senso che pure Mick Jagger, nella leggendaria estate del 82 che vi ho già accennato in qualche barra fa, aveva a passi lunghi e ben distesi, portato il tour delle sue Stones a Torino. Poi in epoca di paninari nel 1987, sempre il comunale di Torino, rubò la scena, ospitando la Madonna più irriverente della storia recente. Siete caldi? Bene. Ankio.

Ma il 27 maggio 1987,  allo stadio Flaminio iniziò a riscriversi la storia del rock dal vivo e solo dopo di essa, arrivarono i David Bowie, i Pink Floyd, gli Sting, i Bruce Springsteen e mi perdoni il dio del rock,  per gli altri miti che avrei dimenticato di menzionare.

U2 chi erano costoro? 

Uno di essi, il cantante, Paul all’anagrafe, si faceva chiamare Bono Vox…mmm 

Era il live aid concert del 1985; Bob Geldof dei Boomtown Rats chi??? e altri lord e baronetti inglesi, si mettono in testa di rovesciare il terzo mondo con un concerto anzi un mega concerto rock che da Londra a Filadelfia durò circa 18 ore o giù di lì.

Dunque tutti aspettano appunto gli Sting, i Simon LeBon, i Tony Hadley, i Phil Collins i Paul Mccartney e i Freddy Mercury.

Ad una certa, in scaletta, prima degli attesissimi Queen che si riunivano per l’occasione, mi sembra verso le 17.30, escono sti 4 drogati da Dublino, di cui avevo ascoltato qualcosa di sfuggita ma sempre detto: ah no sti 4 squattrinati fanno solo rumore.

Già durante il video di do they know its Christmas pochi mesi prima, c’era appunto questo stravagante Bono, cantare con notevole estensione vocale but tonight thank God it’s them, insteeeeead of you…ma lì per lì non ci feci troppo caso.

A me continuavano a piacere i Duran Duran, gli Spandau Ballet, Paul Young ed addirittura i Culture Club di Boy George.

12 minuti di musica divina con Wembley, in una Londra notoriamente infestata da irlandesi in esilio, in visibilio. 

I 12 minuti live che cambiarono la storia del rock ed i gusti dell’ex “poppettaro” Cristiano.

Per sempre.

Allora ripartiamo da qui:

un mite caldo mattino di settembre romano, in sella al suzukino a scacchi bianconeri acquistato dal fraterno amico Fabrizio che lui era passato ad uno scooterone Voyager ( sì sì Fabrizio quello che mi aveva fatto comprare la Sega master system per poi passare alla playstation nel giro di 2 settimane).

Cristià, ma dopo quella sola ancora te lo sei tenuto come amico?

E che voi fà? Friends will be friends cantavano i Queen per restare in tema Live Aid.

Ma approfondiamo il binomio amicizia – musica. 

In principio, io non sarei dovuto andare al Pop Mart Tour poichè non ero d’accordo con la svolta appunto inverosimilmente pop degli U2; svolta tanto inverosimile quanto provocatoria ma le barre non sono qui per fare i Gino Castaldo o Ernesto Assante di turno. 

Dicevo, per protesta, decisi di non acquistare il biglietto alla modica cifra di 60mila lire + 6 di prevendita, ma poi il destino si palesò innanzi quando l’amico Christian, invitò alle sue nozze del 18 settembre 1997 l’amico comune Andrea, che aveva già acquistato il biglietto insieme a Federica.

Troppe congiunzioni astrali mi suggerirono di non sfidare oltre gli dei del rock e senza nemmeno rendermene conto mi ritrovai in sella al suzukino scendere lungo corso Trieste in direzione tangenziale est, che non si potrebbe percorrere col cinquantino ma tant’è, che ogni tanto quella insensata voglia di fare un pò il caxxo che ti pare mi pervade e mi libera dei freni inibitori oltre che di quelli dello scooterino, modificato e truccato da scacchiera. Chi mi ha visto in sella al suzukino sa di cosa parlo e sa che era una visione poco gradevole.

Sono dunque in tangenziale, esco a Salaria e dirigendomi fuori Roma, inizio a leggere cartelli indicatori verso l’aeroporto dell’Urbe, questo sconosciuto!

Sai cosa? Dopo un primo concerto al Palaeur sai poi al secondo quale è l’ingresso per il parquet; dopo un concerto al Flaminio, sai al secondo quale è l’ingresso Prato in un epoca in cui gli organizzatori mettevano in vendita 50/60 mila biglietti e poi spargetevi, spingetevi, schiacciatevi, sistematevi, riproducetevi  e moltiplicatevi un pò come vi pare.

Di concerti ne ho visti assai e cito solo lo stretto necessario del mio cuore; Palaeur oltre ai citati The Police il mio primo concerto ever neanche ancora 15enne del 30/01/84, il primo Sting solista di The dream of the blue turtles tour insieme a Christian ed Andrea (uh putacaso ancora loro), Vasco Rossi settembre 1985 con la combriccola della parrocchia (in 8 autista escluso dentro la FIAT 128 del padre di Gianni Leonori per tornare a casa, ricordi Giannité) e REM 22 febbraio 1995 con Pino ed il clan dei Denni.

Stadio Flaminio, oggi fatiscente e decadente, che oltre a narrare le gesta semiepiche della Roma allenata da Gigi Radice per la contemporanea indisponibilità dell’Olimpico in ristrutturazione pre mondiale 90, a partire dal 27 maggio 1987, U2 Terremoto a Roma quando i residenti del quartiere Flaminio iniziarono a capire che c’era un problema di decibel, iniziarono i fasti musicali romani, italiani europei. 

Nothing like the sun tour 27 aprile 1988 (Sting al Flaminio), al quale credo sooner or later (cit) dovrò dedicare una barra dove eravamo una comitiva Andrea, Pino, la new entry Paolo ed Alberto che ci riaccompagno’ a casa mia col Fiat 127 rosso. 

Ma anche venues meno famose ma con concerti più intimi; Edoardo Bennato a Villa Gordiani 19/7/85 (ancora Pino), Coldplay a Valle Giulia da oltre le transenne 7/7/2002, Kings of Convenience Villa Ada nella rassegna Roma incontra il mondo, non ricordo l’estate ma ricordo che il biglietto costò 8 euro. (Daniela, Giuseppe e Concetta). Sarà stato il 2004.

Invece sull’urbe, prescelto per la data romana del pop mart tour aleggia il mistero di Lindbergh, nessuno ha mai messo piede se non per prendere un brevetto di volo.

Nessuno sa bene quale cancello porta dove.

Nessuno sa dove sarà il palco una volta varcato il cancello.

L’attesa passa così a fare proiezioni su cosa avremmo trovato dentro.

Toh una pista di atterraggio e decollo e laggiù il mastodontico avveniristico palco…

“Fede io corro e prendo i posti sotto il palco” e corro corro fino a star male lungo la landing strip col miraggio della comfort zone. Ovvero ai 2 lati del palco ci sono 2 ali transennate dove avevano accesso i primi 200 o 300 velocisti che una volta dentro vengono timbrati e marchiati come bestiame ma tant’è eravamo sotto il palco (Federica, Francesco) e praticamente The Edge ci fa l’occhiolino ad ogni suo assolo di chitarra passandoci appena sopra.

Grazie Christian, grazie Andrea, grazie Fabrizio per il suzukino, grazie Agostino per le 5mila lire di pizza bianca, grazie Federica per la compagnia di 9 ore di attesa tra cancello e sottopalco più esibizione live. 

Era il tour dove Bono ad un certo qual momento del concerto, intonava un karaoke e le parole di una canzone famosa del paese ospitante iniziavano a colorarsi sul maxischermo a led ed in Italia cosa altro poteva essere se non…

Eh no! Penso proprio di no.

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