Barra 22 – IL CALCIO, IO E GUIDO

Colorare dentro i bordi - stagione 1 episodio 2

 Guido ed io, ovvero il calcio e i suoi derivati secondo Cristiano.

Dopo un gelato al cioccolato e fare l’amore, subito sotto, nel gradino più basso del mio podio, ma pur sempre podio, viene il calcio. (Sebbene una leggenda narri di un Cristiano a Londra che scappi da un letto per andare a vedere un derby in tv).

Un calcio di altri tempi. Per coloro di voi che conoscono “zerocristiano”, starete pensando ecco che parte per la tangente con gli Italia Brasile 3 a 2, incluso la tentazione di esultare al gol del 2 a 2 di Falcao, salvo poi realizzare che non indossava la casacca del club; oppure ecco che ci ripropina la solita solfa del gavettone preso sul bus 61, mentre rientrava dai festeggiamenti di Italia Argentina 2 a 1, maturato sempre al Sarrià, che diede inizio a quegli indimenticabili 13 giorni dal 29 giugno al 11 luglio 1982.

Verosimilmente, quasi, Italia Polonia 2 a 0 e Italia Germania 3 a 1 passano quasi dimenticate, non fosse per l’urlo con corsa o la corsa con urlo di Tardelli.  

Eccolo smistare con la memoria, i miti del calcio visti dal vivo all’Olimpico: La mia hall of fame con primo indiscutibilmente Dieguito che ricordo subire un tunnel da Boniek in un Roma Napoli 2 a 0; monsieur Platini, che ricordo salvare da ultimo uomo  un gol fatto di Pruzzo a porta vuota, il Milan dei tulipani orange, l’Inter tedesca dei record di Trap. Era la Roma di Viola e Falcao, era la Roma delle coppe Italia, lo scudetto dell’83, la coppa dei campioni sfumata un anno dopo.  

papà ha svuotato la cantina e tra le molteplici cose è uscito questo.

Nelle barre n.10 e 11 post campagna europea vittoriosa dell’italico sapore, ho sciorinato il bel calcio, quello di Pizzul, quello del “è tutto molto bello”, di roby baggio, totti, maradona, zico. Uomini, atleti che oggi ancora tutti ricordiamo per le loro vittorie e gesti tecnici.

Restando nel giardino azzurro e nelle vittorie italiche del cielo sopra Berlino ricorderemo (oltre la capocciata di Zizou) il gol in semifinale  ed il rigore in finale di Fabio Grosso mentre dell’82 sì ok la tripletta di Pablito al Brasile ma anche il rigore sbagliato in finale di Cabrini?  

Ma per Cristiano il calcio ha solo 2 colori: il giallo come il sole e rosso come il cuore.

era un pomeriggio di primavera del 79 a casa di zio Rino a centocelle nuova

il resto è storia. Barra 22 finita.

No no ma quale storia finita Cristià che fai! non ce la racconti questa?

Che devo dirvi? La Roma, Dino Viola, Falcao, Totti, Bruno Conti ed ovviamente Guido Ugolotti. Ovviamente.

Guido chi?

Torniamo qualche settimana indietro:

è il 5 novembre 1978, Francesco Totti aveva da poco spento la sua seconda candelina, papà Massimo Parziale ed il suo fraterno amico Carlo deliberano che coi miei 9 anni sono grande abbastanza per andare allo stadio con loro a vedere la partita della Roma.

La curva Nord era il loro rifugio domenicale dove s’incontravano con gli amici Remo e Wilma al centro spaccato dell’ellittica curva Olimpica. Giravano panini con la coppa di maiale, frittate di zucchine e melanzane alla parmigiana e l’immancabile lui.

Non era un prepartita di una partita di serie A, era un picnic sugli spalti di uno stadio.

Dunque ora vi elenco le prime partite cui ho assistito in presenza all’Olimpico:

Roma Torino 0-2 appunto in quel 5 novembre 78 per la cronaca Graziani in gol con l’amichevole compartecipazione dell’allora portiere Paolo Conti. Palla innocua sotto le gambe.

Roma Inter 1-1

Roma Catanzaro 1-3 sempre per la cronaca tripletta di Massimo Palanca di cui uno direttamente da calcio d’angolo. Le 2 sconfitte seguenti soprattutto la seconda derby casalingo perso all’88° aprono il coperchio del baratro dell’onta della retrocessione cioè roba successa solo una volta nel 1951 

Poi arriva il 25 marzo 1979, Giuseppe il Principe Giannini ha 15 anni ed  al 92° di un Perugia Roma nello stadio che all’epoca mi sa che ancora nemmeno si chiamava il Renato Curi di Perugia un ragazzo di 20 anni, Guido di nome, Ugolotti di cognome, si smaterializza dalla panchina per volere di coach Valcareggi e si materializza davanti la porta del Perugia per volere dei dei del calcio. Eccolo là nella foto, con la faccia di colui che non crede ai propri occhi mentre il pallone, che gli ha sbattuto fortunosamente sullo stinco, rotola verso la porta, varcando la linea di gesso e finendo la propria inerzia andando a gonfiare la rete.

Dovevano essere le 17 circa, diciamo le 16.47 se l’arbitro Barbaresco come non abbiamo motivo di non presumere avesse rispettato l’orario del calcio d’inizio del secondo tempo delle ostilità.

Alla stessa ora in un quartiere della periferia romana (Le Muse/Centocelle Nuova), a casa di suo zio Gasperino e zia Regina, rispettivamente fratello e cognata della Laura che avete già conosciuto nella barra n. 12, un bambino di ormai quasi 10 anni da compiere da lì a 3 mesi scarsi, inizia ad urlare e tracollando a terra, contorcersi in preda ad una qualche rara forma di sinapsi.

“Goooooooooooooooooo…” 

Avete presente quando i grandi nel pomeriggio domenicale postprandiale si mettono a disquisire di politica, costume e società sorseggiando caffè, liquori vari e fumare sigarette MS dure morbide qualsiasi cosa stesse a significare? Insomma noi, piccoli cuginetti abbandonati ai nostri giochi tra camerette e cortile sotto casa. Quel pomeriggio di quel 25 marzo 1979 tutti tranne uno, che invece di sudare l’impossibile o come di consueto, sbucciarsi le ginocchia bucando pertanto l’ennesimo paio di pantaloni di velluto a righe, invece del rubabandiera o del calcio giocato, quella domenica aveva deciso di soffrire con l’orecchio attaccato alla radiolina a transistor. Quella che trasmetteva tuttoilcalciominutoperminuto solo nei secondi 45 minuti, come se il primo tempo non fosse degno di cronaca ??!? Dunque dovevano intitolare la trasmissione nonpropriotuttoilcalciominutoperminutomaalmenolametà, per onestà intellettuale.

Dunque non so se fosse Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Claudio Ferretti o + probabilmente Enzo Foglianese visto che era il radiocronista destinato ai campi dove ci si giocava la sopravvivenza in serie A. Sicuro non era Ezio Luzzi che pochi mesi dopo divenne il radiocronista delle partite della Lazio, occupandosi esclusivamente di serie B.

Insomma per amplificare il pareggio in zona Cesarini tanto per amplificare i luoghi comuni citati in questa 22esima barra, nell’indifferenza generale dei miei parenti che si preoccuparono zero….tranne le mamme e zie che, dopo un iniziale sgomento si abbandonarono cuori di mamma e zie, in un liberatorio vaffancuore, nell’altrettanto generale ilarità.

Per la cruda cronaca quella stagione 78/79 la Roma si salvò alla penultima in casa ancora con me presente in curva nord con un 2a2 contro la Dea con un gol di Pruzzo all82esimo.

Esultai il giusto sindacale. ma mai dico mai, si ricorda una mia esultanza più smodata di quel 25 marzo 1979 alle 17.47 e fu così che  a distanza di quasi 43 anni Guido Ugolotti da Massa occupa ancora oggi un ricordo così vivo nei ricordi di un ex bambino come noi di 52 anni.

Si va bene i rigori parati da Tancredi, i gol di Pruzzo, di Falcao, Bruno Conti, Agostino, tedesco vola, Giannini, Balbo, di superMarco, Paolo Negro, Batistuta, Montella, Totti, Danielino, Odino ma mai dico mai …

Ops trovate l’intruso e spero vorrete leggermi anche nel 2022 a partire dalla barra 23 colorare dentro i bordi episodio 3 con nuovi vecchi ricordi ed esperienze.

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