Barra 18 – BREISURE

Kind of cute...Anyway

BOBY PART THREE è dedicato al Burger King di Piccadilly Circus ma è anche dedicata a te  che venivi sempre alla mia cassa del BK ed io ti regalavo sempre qualcosa extra tipo un succo d’arancia o un milk shake, a te che avevi detto di lavorare in un hotel della adiacente Regent’s Street per cui ho iniziato a camminare Piccadilly – Oxford Circus andata e ritorno entrando e chiedendo di te in tutti gli hotels sul tragitto evidenziato in giallo.

Breisure / Brit or Britout you part 3 è il tempo della Cristiano impulsività, il tempo della “mi gioco tutto sul rosso o nero”, il tempo della “olavaolaspacca”, degli attacchi dissennati alla Kamchatka con 6 carrarmatini contro 24 e giù vincere al lancio dei dadi con sfilza di DOPPI SEI da mandare ai matti i miei dirimpettai.

Part three è dedicata ai miei primi 3 flatmates ai quali vinsi il diritto ad occupare la camera singola dopo un’epica partita notturna a Risiko, grazie proprio a quell “equilibrio sopra la follia”  di cui sopra, ed è dedicato a colui cui devo ciò che sono oggi professionally speaking dopo i miei genitori e me stesso. Umberto Schioppa che fu il primo che in me vide talento, passione ed attitudine alla leadership in ambiente ospitalità.

#wimbledon #burgerking #piccadilly @theBerkeley #risiko

Come ormai consuetudine ringrazio i 12 utenti linkedin che hanno votato il sondaggio che questa volta è andato tiratissimo al fotofinish:

Berkeley 4 Burger King 3 Cristiano chi è costui? anche 3 voti e Wembley 2.   

BREISURE part three

Kind of cute ANYWAY

ed arriviamo così a novembre 1990, quando mi ritrovo nuovamente nella stessa agenzia CTS di Via Genova ma questa volta resisto alla tentazione di raggiungere Albione via mare e se ricordo bene prendo addirittura un volo BA..

Il rischio che il ricordo della mia Londra diventi un racconto didascalico con immancabile cartolina dal Tower Bridge è moooolto alto. Che fare dunque?

Farne una short version per Linkedin ed una extended version per il mio canale telegram t.me/lebarredicristiano o whatsapp. 

Ma la sintesi e la sintassi non sono mie alleate. 

La mia terza Londra inizia a Old Compton Road sulla Wimbledon line.

Apro insieme ai miei 3 compagni di sventura, un conto alla Barclays Bank ed un giorno interrogando il bancomat (Automatic Teller Machine) come risposta ottengo una grassa risata. 

Io che da bambino cresciuto a pane e Wimbledon, io che ogni Luglio i miei mi parcheggiano da nonna Gina su quella poltrona di velluto rossa che un bambino di 10 anni ci sprofonda come un pinguino all’equatore, io con la telecronaca di Guido Oddo e poi Bisteccone Galeazzi; Panatta che nel 79 arriva ad un set dalla semifinale e la perde al quinto dopo essere stato avanti di 2 set a uno ed avanti di 2 break al quarto, contro un Dupre qualsiasi.

E Paolino Canè che nell’87 porta Lendl al quinto set?

Finalmente inizio a respirare aria di ALL WIMBLEDON LAWNS tennis club, quello delle strawberry cream, quello del mitico centrale con la copertura ed il tabellone al quarzo rolex, quello di Borg Vs McEnroe, quello di Boris Becker 17enne più giovane campione ad aggiudicarsi il torneo, di IVAN LENDL che al contrario non riuscì MAI a farsi passare il trofeo dalle mani della Duchessa di Kent o anche quello della finale del mio cuore AGASSI IVANISEVIC nel 92 che mi costerà una non vincita alla William Hill di 500 sterline, quello che ogni anno dovevo andare almeno una volta a Southfields a comprare la maglietta celebrativa del torneo in corso.

Il mio amore per l’nglese e per Londra inizia quando la prof.ssa d’inglese alla scuola media statale Aurelio Saffi di Largo Winkelmann zona viale Lanciani aveva già sentenziato dopo poche settimane di 1^ media: Caro Parziale se ad 11 anni sai fare lo spelling di Hippopotamus sei portato per le lingue estere e così all’esame di terza media quando fu il turno dell’inglese orale, scelsi senza shadow of doubt (ombra di dubbio) il pezzo su Londra, i suoi  pubs, e le foto dei punk in posa sotto la statua di Eros di Piccadilly Circus con sullo sfondo la pubblicità luminosa di MCDONALD’s tra le tante.

non vi sarà sfuggito che sotto l’iconica EmmE gialla + famosa del mondo (most famous in the world) si piazza un BK restaurant (ex Wimpy). Ebbene, proprio là ebbe inizio LA MIA LONDRA 3; in principio a grigliare whoppers in quantità industriale, friggere onion rings e chicken deluxe, salvo poi essere promosso in cassa da Desmond e dalla scozzese restaurant manager udite udite ironia della sorte, miss Janet o Julie o insomma J qualcosa Mac Donald a durigere un Burger King.

Una delle prime frasi che imparai fu; “can’t have milkshake anyway”. ANYWAY lo mettevano dappertutto, all’inizio come intercalare tipo “allora” e “cioè” in mezzo alla frase a casaccio, ma soprattutto alla fine, sebbene l’economia sintattica non lo ritenesse necessario. ANYWAY   Cant have milkshake anyway la pronunciò il restaurant Manager originario del Niger, Oujo, quando le scale del BK che portavano alla sala pausa dello staff, furono inondate dal mio banana/strawberry milkshake extra large accidentalmente caduto dal vassoio.

Adoravo i milkshake almeno finché mesi dopo non scoprii di preferire altre bevande tipo crema di Whisky ed una per me nuova bevanda alcolica fermentata fatta con orzo e luppolo. Ne cito alcune delle mie preferite ed il paese di provenienza: Kronenburg (Francia), Heineken Export (OLanda) Labatt’s Ice (Canada) e non posso non citare una delle frasi più inflazionate “I’ll have a lager, cheers mate!”

Never loved Guinness!

Oh era never loved Elvis dei Wonder Stuff

Wonder Stuff chi erano costoro?

Dei Carneade in salsa britpop. 

The Wonder Stuff – Caught In My Shadow

.ANYWAY! 

Dicevo, prima di divagare, che ero stato promosso a fare il cassiere perché Janet (o Julie) disse che il mio inglese was good enough and I was kind of cute pertanto dovevo stare al Front…hummmm comincia a prendere forma non vi pare?

Ragazzi! Che figata! Cassiere al Burger King di Piccadilly Circus, unico non inglese in mezzo a ragazzi studenti anglofoni che lavorano per pagarsi gli studi.

Ragazzi simpatici come una multa per divieto di sosta sotto casa ed io oggetto di scherzi e dispetti. Hamburgers ordinati da me, rubati da sotto le mani costringendo a ritardare la consegna del mio ordine; sgambetti o sgomitate finte accidentali per farmi cadere le french fries per terra. Finché un giorno sbroccai e urlai al “biondino” di turno che mi aveva appena sottratto le patatine dal vassoio che stavo assemblando, citando i Pet Shop Boys; “what have I done to deserve this?” Frazione di secondo di silenzio misto imbarazzo, immobilismo nella linea casse al front e poi fragorosa risata di tutti che iniziarono a darmi pacche sulle spalle.

Deads yours dissi (cci vostra!); era lo scherzo dell’iniziazione per i pivelli stranieri italiani kind of cute che parlavano enough good english. Da quel giorno caro Cris, conservi ancora il badge che era finito nell’asciugatrice e si era curvato, pertanto Jane disse che non poteva riutilizzare un rounded badge ANYWAY quando mi trovai a riconsegnare la divisa l’ultimo giorno di lavoro.

Da quel giorno Cristiano, i biondini del turno che erano tutti afrobritannici, iniziarono a trattarti come la mascotte; a gara per farmi da runner nel racimolare le vivande ed addirittura ad invitarmi alle loro feste come quella volta ad andare ad una chiesa Battista ed assistere ad un battesimo che avveniva in una grande vasca, dove il battezzando si immergeva con tutte le scarpe…proprio come io ero cascato nello scherzo dell’absolute beginner, young italian whop, latin lover, mafia pizza mandolino kind of cute.

Il primo spartiacque della mia Londra 3 fu capodanno o meglio new years eve 1989.

Mamma Laura (la versione di Laura barra n. 12) cuore di mamma ed io il piccolino di 3 figli, dice a Cristiano: cucciolo torna a casa per Natale ti pago il biglietto dell’aereo.

Come deludere cuore di mamma dicendole: mamma ho iniziato a lavorare in un hotel a 5 stelle ? 

Facendolo e basta.

Mamma avrebbe capito ma le nascosi che per 2 settimane avrei avuto 2 lavori.

Mattina hotel, sera burgerking.

Una volta iniziato in hotel diedi le dimissioni al Burger King non prima però di new years eve per prendere paga doppia, col ristorante pieno a gridare in fondo alla folla per prendere l’ordine, a scoprire a fine turno alle 2 di notte che mi avevano fregato la mia giacca a vento verde militare originale della mia esperienza nell’Esercito Italiano  conclusasi pochi mesi prima.

Ricordate ero diventato la mascotte dei Nigerbritannici cockneys.

Feci girare voce ai miei “protettori” del BK di far rigirare la voce che se ritrovavo la mia giacca a vento nello spogliatoio qualche giorno dopo entro il mio ultimo giorno, nessuno si sarebbe fatto male. Nessuno si fece male. La mia giacca fu rimessa là sull’appendino dove l’avevo lasciata e perdonai anche l’avermi fatto celebrare il mio primo capodanno londinese in giro per Trafalgar square con indosso solo la felpetta della tuta. Senza cappuccio.



Venne poi il tempo che al Berkeley, i vecchi amici che avevo conosciuto 18 mesi prima, mi avevano avvisato di andare a fare application, poiché la head Housekeeper Mrs. Portman stava cercando un House Porter. Fu allora che iniziai il doppio lavoro: al Berkeley dalle 7 alle 15 a svuotare secchi d’immondizia nel compattatore, qualche ora di riposo nella stanzetta in cui mi ero spostato nella centrale Holborn e poi BK dalle 19 alle 24. Gli alloggi che avrei cambiato in 4 anni di Londra raggiungono un numero per niente trascurabile almeno in doppia cifra.

Ora che sono nell’età della ragione (!??!!) ci scherzo, ma il razzismo ANYWAY verso noi italiani era latente, a volte subdolo, non sbandierato ma era nell’aria. Imparerai a conviverci Cristiano, ma poi doppia sarà la soddisfazione, quando i colleghi inglesi ti inviteranno alle loro feste chiedendoti di cucinare la CARBONARA original recipe e quando dissi loro che la panna da cucina era una variazione per la quale in Italia vigeva la scomunica, dapprima dubbiosi interrogarsi come avrebbero potuto mangiare una pasta solo con uovo e pecorino e poi leccarsi i baffi and ASK FOR MORE. 

Per inciso, all’epoca il pecorino si trovava solo al mercato nero o al Sandwich shop IL PANINO al 21 di Newton Street nel quartiere di SOHO.

IL PANINO

Il Panino a Soho era il ritrovo gastronomico degli orfani della mozzarella con prosciutto crudo e ritrovo calcistico degli orfani di 90esimo minuto.

Insomma cacio, calcio, un po’ di razzismo, campanilismo, Paolo Valenti era morto da poco.

il 18 novembre 1990 la Roma di Boskov ne prende 5 dalla Juve. 3 da Schillaci post notti magiche, own goal di Pluto Aldair ed il quinto di Roby Baggio a serpentina con sedere a terra del portiere.

Espulsione finale di Julio Cesar, difensorone centrale brasiliano della Juve, ed io in preda alla frustrazione, mi abbandono, credo, all’unica esternazione razzista della mia vita.

Chiedo umilmente perdono tutti i giorni da allora, avendo sottinteso che il colore della pelle del calciatore juventino, fosse dovuto alla sua scarsa igiene personale. Faccio coming out pubblico oggi a distanza di 31 anni e giurin giurello non mi è mai più successo.

Cari lettori! Tachipirina?

Qui tra divagazioni, aneddoti, razzismo fatto e subito, lavoro al Front Desk del Burger King,  siamo ancora al 1990. Rientravo al Berkeley ancora dalla porta di servizio e dovranno passare ancora circa 18 mesi prima di rilavorare in un front desk. Stavolta non sarà una boutade, sarà il THE BERKELEY del Savoy Group nell’elegante e centrale quartiere di KNIGHTSBRIDGE con vista su HYDE PARK, mica pizza e fichi. 

Rientro al The Berkeley ed un tipino caruccio piccoletto napoletano di nome Umberto che avevo conosciuto nella mia precedente esperienza da assistant valet, che all’epoca era Page Boy ( page boy tradotto il ragazzo che andava in giro per l’hotel a consegnare messaggi e cercare clienti), lo ritrovo receptionist.

Non riuscendo ad incrociarlo, perché anche il Berkeley a proposito di caste, stava messo benino, decido di arrivare al front desk passando dall’ingresso principale su strada come un qualsiasi cliente pagante fior di sterline…SACRILEGIO!!! aL FRONT trovo tutto il Gotha dell’Hotel: Capo Ricevimento Andrew Wall, Head Housekeeper che per poco vedendomi al front in abiti civili non trasecola, General Assistant Manager ed appunto Umberto all’epoca Junior Receptionist,  imbarazzatissimo a portarmi dietro la porta di servizio… 

Che devo dirvi? Il dado era tratto, il ghiaccio era rotto ed il sentiero era tracciato.

Altre frasi fatte ne abbiamo?

Beh sì! …e non finisce qui! To Be Continued…in part four The Final Cut che ci sta a cecio visto che al The berkeley tra le varie personalità che ebbi lo straprivilegio di incontrare, parlare o solo vedere da vicino abbastanza, elenco in ordine sparso: Mrs. Thatcher, Mr. Bean al secolo Rowan Atkinson, Carlo De Benedetti, (una sera ci fu anche Ciarrapico al ristorante ma era meglio non averlo visto), Sir Peter Ustinov, Emerson Fittipaldi, Niki Lauda ed infine, mio idolo vero, il mai abbastanza pianto e rimpianto Ayrton.

Il GM Stefano Sebastiani era un appassionato di motori e di auto sportive veloci it goes without saying.

Tanta Breisure dunque, ma preparandoci a Brit or Britout you part 4 The Final Cut ci tenevo a dirvi soprattutto ANYWAY…

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