BARRA 17 – BRETURN

Brit or britout episodio 2

Nel momento in cui pigiavo il tasto “pubblica” della precedente 16esima barra, ho iniziato ad interrogarmi ed interrogare qualcuno di voi illuminati lettori ispiratori, come avessi dovuto strutturare 4 anni della MIA LONDRA da ottobre 1990 a maggio 1993.

Alla fine ho pensato di fare un sondaggio su linkedin.

E’ il massimo della genialata che può partorire il mio cervello..

Divagazioni, esperienze, aneddoti, ricordi e le sensazioni hanno iniziato ad accavallarsi come le gambe di Sharon Stone in Fatal Instinct e la mia mente vola al 250 Queenstown rd.

Avevamo affittato la videocassetta VHS nei nascenti store Blockbusters. Dovevo arrivare alla non lontana Clapham Junction per il più vicino store ed abbiamo consumato nastro ed altre parti anatomiche dei nostri corpi maschili a forza di fare fermo immagine su questo fotogramma. 

ma quanto sopra farebbe parte della mia Londra 4 The Final Cut, che è già in cantiere pertanto lasciate ogni speranza voi ch’entrate e riavvolgiamo insieme  il nastro dei miei ricordi.

Avevamo dunque lasciato la mia prima Londra neodiciottenne nel 1987 in seguito ad un viaggio studio, con le grida notturne dentro una stanza di una mansarda di una casetta di una periferia di una Londra.

L’operazione LONDRA 2 inizia nel settembre 1988 quando io e mia sorella Cinzia (4 anni + grande di me) iniziamo a fantasticare su un improbabile avventura insieme.

Cinzia era già stata a Londra pochi mesi prima come ragazza alla pari ma è una lunga storia e qui ho già i miei problemi di tempo/spazio che se divago anche con mia sorella non ne usciamo o perlomeno non nel breve termine.

LONDRA 2 ebbe inizio in un’agenzia CTS (centro turistico studentesco) allora in Via Nazionale o una strada attigua. Via Genova.

Cinzia ed io entriamo in agenzia convinti di acquistare un volo Ethiopian airlines o Kenya airways che erano a buon mercato, ma ne uscimmo con un passaggio treno Roma Termini – Gare de Lyon con proseguimento gare du Nord – Victoria Station (aridanghete con Vic Station non mi era bastata la prima volta col Gatwick Express in sciopero ndr).

Sì ma millennials che non siete altro! Non fatevi illusioni.

Mica c’era l’asso sotto la manica e ne tantomeno ancora il tunnel, pertanto la tratta Calais-Dover era una roba che Villa San Giovanni –  Messina è 5 stelle lusso al confronto.

Sono già passate 22 righe e sto ancora a Dover con le sue bianche scogliere. Dover. bianco, anni 80 ragazzi non ce la faccio proprio.

Cerchiamo di recuperare terreno daje.

Dunque mia sorella va ospite di amiche verso Edgware Road, io ritorno al mio passato, avendo affittato una cameretta singola presso la dimora della ancora arzilla Mrs. Scottowe, alla modica tariffa settimanale di 40 pounds.

Ritornare a Ealing Broadway incredibilmente mi apre la strada della mia futura carriera di professionista dell’ospitalità. A pensarci ora, a casa Scottowe, conosco una ragazza italiana che mi dice: “vieni all’hotel dove faccio la chambermaid, cercano sempre ragazzi per lavorare”. Lavoro come se piovesse a Londra negli anni 90.

il THE BERKELEY tra Knightsbridge ed Hyde Park Corner mi si apre innanzi in tutta la sua maestosità britannica, che sembra un ospedale tanto austero esternamente. 

Ragazzi, Fabio cugino scrittore giornalista freelance che riponevi tanta fiducia in me, non ce la faccio a non lasciarmi andare alle ampie descrizioni del mio cuore; siamo quasi a fine racconto, lo so, sono una delusione oppure devo ammettere che le barre non si appiccicano bene su Londra.

Mi reco al The Berkeley all’indomani, un human resources manager Mr. Naish, mi squadra, mi fa parlare un pò il mio inglese smozzicato, mi fa provare una divisa marroncina a righe e mi dice ok Mr. Parzile (non je la fanno proprio) you are hired (sei assunto).

Assistant Valet ovvero meno di niente. Il mio lavoro era fondamentalmente piegare facecloths (asciugamanetti da viso) e pulire gli specchi delle camere in partenza…e mi pagavano per quello. Ogni tanto mi mandavano a ritirare laundry o scarpe da lucidare quando i valletti titolari erano molto busy.

Il Berkeley mi ricordava un’azienda carrozzone, con tanti, troppo staff dalle mansioni inutili. L’assistant valet era sicuro uno di questi e ben presto la mia occupazione principale divenne assumere atteggiamento tattico, mettendo già in risalto le mie spiccate attitudini militari alla faccia di quelli che il servizio di leva obbligatoria non serve a niente.

Nelle highlights di Londra Breturns dunque i 3 mesi che vanno dal settembre a Natale 1988 ci sono tante mie prime volte: la prima volta al Berkeley, , la prima volta in uno stadio inglese con solo 4 pounds ovvero UPTON PARK per vedere West Ham – Liverpool (0-2 doppietta di Ian Rush), la prima volta a Highbury Park a vedere una partita dell’Arsenal (la mia squadra inglese del cuore), la prima volta che vado ad un locale per gay, la prima volta che ho un amico gay, la prima volta che vado a vivere abusivamente in una casa popolare sfitta con un gay ed un canadese bipolare, ma poi i ricordi iniziano a confondersi con Londra 3 pertanto meglio fermarsi qui con le prime volte.

Devo correre finendo la barra con mia sorella che compra un passaggio aereo per Toronto ed io finalmente prendo quell’ ethiopian airlines che mi riporta a Roma, giusto in tempo per rendere i servigi al patrio esercito e trascorrere il natale 88 con famiglia ed una ragazza che dovevo ancora avere da qualche parte.

A proposito di quel Londraroma che atterra a FCO a notte inoltrata, noto sul velivolo poche file dietro di me, una giovane attrice modella originaria di Città di Castello (PG) e considerato l’ora tarda provo il tutto per tutto e con l’ardire che non mi appartiene, la avvicino al luggage claim dicendole con tono albertosordesco; “Signorina Bellucci sono un suo ammiratore e qualora non trovasse un taxi virgola e riprendo il fiato, mi concede l’onore e privilegio di accompagnarla alla sua destinazione che fuori mi è venuto a prendere papà con la ALFA 33 bianca?” Un sorriso di chi non si aspettava un avance mettendo in mezzo il proprio papà ed una ALFA 33 bianca perdipiù e poi le parole gentili: “grazie ho l’autista che mi aspetta fuori”…sottintendendo che se non ci fosse stato l’autista, se non ci fosse stato papà ma soprattutto se non ci fosse stata la ALFA 33 e pure bianca, forse oggi sarei il Signor Bellucci…sliding doors…

Ma lasciando il primo Berkeley, metto il mio pound sul bordo del tavolo da biliardo nella mensa aziendale, come a voler lasciare il segno del mio passaggio ed un arrivederci a luoghi e persone che avrei rincontrato dopo 18 mesi, stile moneta fontana di Trevi.

Lo so, caro malcapitato lettore, sembra di stare a fine corsa su di una montagna russa 

e come dice un bravo anchorman tv in un celeberrimo quiz show ONLY THE BRAVE. 

Only the brave arriveranno a leggere le prossime barre londinesi, dove si parlerà, praticando un pò di sano spoileraggio, di BERKELEY appunto, di amicizia, di omosessualità, di viaggi, di improbabili incontri a Land’s End in Cornovaglia, in un taxi a Edimburgh con i sosia di Gazza Gascoigne e Princess Sarah Ferguson e tanto altro ancora che cuore e cervello si bisticciano su chi debba prevalere nel guidare sulla tastiera, le dita di Cristiano.

it’s a long way to Tipperary, it’s a long way to go, goodbye Piccadilly, Farewell Leicester Square but my heart’s right there.

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