84 – ERA L’ANNO DEI MONDIALI

Quelli dell'ottantasei

Non ho una barra su Lorenza.

La verità è che non sono io che scrivo le barre.

Sono le barre che mi vengono a cercare.

Un po come spesso alcuni mi dicono: “Cristiano, dovresti scriverci una barra”

Sono le barre che spesso arrivano con una foto, mentre racconti un aneddoto, mentre ti si sblocca un ricordo che avevi dimenticato e rimosso ed ora che lo hai recuperato, non lo vuoi perdere mai più e ci ricami una barretta.

Questa barra parte da Agrate Brianza 1986.

Mio fratello Fabrizio vi si era trasferito per andare a lavorare.

Divideva l’appartamento con un estroverso indigeno che mi iniziò all’ascolto degli Scorpions. Tale Gianni.

Era il weekend di Inter Roma

Era l’inter del Trap e la Roma di Sven Goran Eriksson.

Le partite si giocavano tutte di domenica e tutte alle 15

Ora che ci rifletto è il weekend che conosco Lorenza.

A dirla tutta era la prima volta che Lorenza veniva conosciuta da un parente del suo ragazzo.

Poche ore dopo averla conosciuta, in un pub, vedo mio fratello Fabrizio imbruttire un malcapitato ubriaco o fatto di qualche sostanza, che inizia a baciare le ragazze del tavolo…

Dopo un iniziale attimo di esitazione e smarrimento, presto si capisce che l’individuo non era noto a nessuno dei commensali pertanto partì da lì a breve l’ira funesta del pelide Roscio.

Quello che sarebbe successo dopo è leggenda.

Vi dico solo che il matto iniziò a dire a mio fratello; “uè ti ! fa minga el matt?” Facendo il gesto del dito indice sulla tempia.

E lui rispondere a tono “ah sò io er matto?”

e gli amici che dicono al tizio di sloggiare in fretta mentre altri, a fatica, trattengono er roscio.

Perchè vi racconto questa storia di mio fratello per raccontarvi di Lorenza?

Facile! 

Perchè noi tutti abbiamo conosciuto Lori attraverso gli occhi di Fabrizio.

Diciamocelo, Fabrizio, er pantera, er roscio era spesso oggetto di apprezzamenti da parte delle ragazze, anche dalle mie amichette della mia età che incrociandolo per strada nel quartiere di via Meda e dintorni o al muretto giù a via eugenio Checchi, mi dicevano quanto era carino mio fratello.

Insomma quando sappiamo che una milanese anzi monzese, aveva messo il guinzaglio al roscio, tutti eravamo super curiosi di chi fosse questa nuova Claudia Schiffer, perchè per noi romani all’epoca essere brianzoli o tedeschi era più o meno la stessa cosa.

A Roma girava una fotografia dove non si vedeva bene, era mezza coperta con la testa a tre quarti e destino volle che il 5 ottobre 1986 la Roma di Sven Goran Eriksson sale alla scala del calcio. 

Fu la mia prima volta a San Siro.

Restò l’ultima. 4-1

e gli sfottò sulla tangenziale di tutte le auto di ritorno verso Agrate che vedevano nella FIAT UNO grigia di Fabrizio targata Roma, una potenziale coppia di romanisti da umiliare col gesto delle 4 dita, tanti i palloni finiti nella rete capitolina. 

Tripletta di Spillo ma anche un paio di miracoli di Zenga sul risultato ancora in bilico.

Ma Lorenza, vedendomi abbacchiato al rientro, mi disse qualcosa che non ricordo bene ma sicuramente col suo grande sorriso e con la sua risata fragorosa contagiosa mi rese il rientro a Roma meno doloroso.

Al rientro a casa a Roma all’indomani, tutti Mamma, Cinzia, Papà a chiedere: allora allora come è?

ed io che non volevo nè sminuire Lori che non era propriamente Claudia Schiffer, nè deludere troppo le aspettative di mamma che per i propri figli si aspetta che si fidanzino tutti con miss Mondo, cercai di cavarmela con un vago “sta messa bene”.

Oh alla fine nell’ottobre 86 avevo giusto giusto l’età di mio figlio Matteo oggi: 17 anni.

Dopo quel weekend di inizio ottobre 1986 la storia di Lorenza è nota;

Convolano a nozze, mettono su casa ad Agrate poco prima di spostarsi a Roma grazie all’assunzione di Fabri alla Selenia, convivenza forzata con noi nella stessa casa, in attesa della loro.

1996 dieci anni dopo quel matto in un pub di Agrate, arrivano nell’ordine: casa a Casal Monastero, Davidino, il principe ereditiero ed a ruota Alessandro da Anzio.

Bei momenti, conditi da liti e dissapori come si confà alle famiglie normali e non alle famiglie del mulino bianco che vanno a C’è posta per te da Maria De Filippi.

Perdite di pezzi e di persone che non sto qua ad elencare, le abbiamo incrociate nelle barre passate ma questa barra è di Lori.

Col suo male interiore. Ancora me la ricordo un pomeriggio che vennero a farci visita a Zagarolo con i nostri pargoli piccoli, che diceva nel suo ormai romanaccio di adozione quasi naturale e quasi perfetto dopo vent’anni di Roma, “porca pupazzella, me fa un male sto braccio e spalla”.

Lori era tutto là, nelle sue poco credibili alzate di voce, i tacchetti per casa quando portava Davide piccolo a casa prima di farsi Roma Pomezia e ritorno, 5 giorni a settimana, ovvero GRA + Pontina e ritorno e poi ancora GRA Tuscolana a Centrale del Latte.

Che le volete dire?

Cosa le volete rimproverare?

Niente Loré, non ti si può dire nulla se non che è stato un onore esserti cognato.

Una gioia e responsabilità essere testimone del vostro matrimonio.

Un privilegio averti conosciuto prima di tutti e di averti vista bella attraverso l’amore di mio fratello.

E di nuovo essere scelto per essere la figura guida di Alessandro, avendolo io e Daniela, tenuto a battesimo.

Ok esteticamente sarai stata ancora lontana da Claudia Schiffer ma a differenza di te, nessuno è mai passato alle vie di fatto per difenderla da loschi e poco lucidi individui.

ed a noi, cara Lori, non ci resta che vivere nel tuo ricordo, pensando a quella tua fragorosa contagiosa risata che ci manca. 

Manca come il sole a quel cielo grigio piombo sopra gli stabilimenti della Star di Agrate Brianza.

Eh sì Lori, ha ragione Fabrizio.

Era l’anno dei mondiali, quelli dell’86

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