45 – IL DERBY E’ FINITO

Andate in pace

Eh sì, è la settimana “santa” del derby in uno strano anno 2022. 

La religione calcistica romana sta per celebrare il primo dei suoi 2 natali della stagione:

il derby di andata.

E vai di striscione goliardico.

Ma è tutto molto strano: nel luglio 2021 l’italia ha vinto gli europei di calcio del 2020 eh già qui si capisce la stranezza del periodo storico. Poi, se ci aggiungiamo che i mondiali del 2022 si giocano dal 21 Novembre  al 18 Dicembre…

Se non sarà questo, ricordato come un decennio strano, io non mi chiamo più Cristiano.

In un calcio dove gol è non quando arbitro fischia, bensì quando VAR non richiama l’attenzione di arbitro, direbbe oggi zio Vuja.

Un calcio dove non c’è più la coppa delle coppe ma una coppa UEFA allargata che però poi si divide in due coppe; la prima per le quinte e seste e la seconda per le settime arrivate però poi se esci dalle quinte rientri tra le settime. 

Già è difficile far digerire il calcio a coloro che il calcio lo mal sopportano, se poi devo pure spiegare oltre alla regola del fuorigioco, anche il VAR, l’evangelizzazione calcistica delle barre va in crisi.

Cresciuto con alcune poche, ma indissolubili certezze, ovvero europei di calcio e olimpiadi la stessa estate e poi i mondiali dopo 2 anni e così via a scorrere ogni 4 anni, dal 1978 anno del mondiale in Argentina, ho iniziato a 9 anni ad appassionarmi a questi 3 eventi di cui, immancabilmente, facevo l’album delle figurine Panini.

Almeno fino al 1986 dopodichè ho smesso di giocare con figurine e soldatini e sono passato ad altro… videogiochi.

Prima conducevo una vita un pò più tranquilla in famiglia, tra cartoni animati, Gesù di Nazareth di Zeffirelli e qualche sfottò di mio padre con i suoi amici e parenti della Lazio.

Hai detto Lazio? Ahhhh ma allora si parla di calcio, allora si parla der derby der cuppolone? 

Dopo un lasso di tempo abbastanza rilevante, lebarredicristiano tornano ad occuparsi di pallone; ma in realtà, i più assidui, attenti e longevi lettori, sanno benissimo che il calcio è semplicemente una pretestuosa metafora delle nostre vite, proprio come i cinepanettoni dei fratelli Vanzina. 

Liberamente tratto da Vacanze di natale 1983  di Carlo Vanzina rip.

Avevi detto che saresti venuto a Natale a trovarmi a Genova ma non sei venuto! 

è che non avevo fatto attenzione al calendario e non avevo visto che Samp Roma era a gennaio.

Samp Roma apre altri ricordi. 

Sì il mio amico Massimo di Stresa, tifoso doriano. 

Sì una finale di coppa italia vista e vinta all’Olimpico nel 86.

Ma soprattutto il risveglio un lunedì mattina di settembre del 1982, già, proprio il campionato che avrebbe sancito la vittoria del secondo scudetto nella storia della ASROMA e proprio nello stadio dell’aritmetica vittoria alcuni mesi dopo. 8 maggio 1983.

La Roma in trasferta ha sempre spostato decine di migliaia di appassionati e quel samp roma non fece eccezione; treni pieni, pullman e macchine private sull’autostrada, destinazione Genova, quartiere Marassi.

In una di quella flotta di macchine festanti e dipinte di giallo rosso per l’occasione, c’erano ragazzi di via Filippo Meda 169

Quel civico 169 che abbiamo già conosciuto nella Barra 30 – TOCCI 

Uno di quei ragazzi si chiamava Marco, Marco C.

Abitava ar palazzo mio, scala D5 dei tranvieri, ar 169. 

Quando ner quartiere te chiedevano: “‘ndo abiti?” la risposta era “ar 169” nun c’era nemmeno bisogno de specificà la via.

I più nobili rispondevano: “abito all’INA CASA”.

Altri rispondevano: “ai tranvieri” perché erano case popolari destinate a lavoratori dell’azienda tram e bus comunale a cui mio nonno Natale era appartenuto.

Marco abitava al terzo o quarto piano, sotto a noi sicuro,  che stavamo al sesto.

Avrà avuto 19 anni, l’età di mio fratello dunque 6 anni più grande di me all’epoca 13enne.

Ecco fatto! Ero partito per fare una bella e simpatica barra canzonatoria sul derby, sulle tante vittorie contro le minor sconfitte ma non per questo meno dolorose, sugli sfottò, sullo striscione in curva sud del 1983, sui vi ho purgato ancora, sui 6 (anzi eri) unica, sull’autogol di Paolo Negro, ma ricordando quel Samp Roma 1-0 per piede di Roberto Mancio Mancini, oggi CT della nazionale, la mente vola a quel 26 settembre 1982 e barra sul derby bye bye.

Sulla strada del ritorno, oltre il morale a terra per la sconfitta, Marco ci lasciò la vita.

Allora sai che c’è? Che come Marco, amante della Roma tanto da andare a Genova nel settembre 1982 a 19 anni a lasciare la vita sull’autostrada, la barra canzonatoria sul derby la lascio al dopo derby e magari, con una bella e convincente vittoria da dedicare a Marco, sì quello che abitava ar palazzo mio, dedicarla a Mario, Mario ed Emilia a cugina de mi moje Daniela. Eh già, pure loro la vita l’hanno lasciata insieme sul GRA nei loro 20 anni da poco sbocciati; a Francesco detto Redino, che la vita ed una figlia di 9, l’ha lasciata a 49 anni.

E chissà quanti altri a voi cari, carissimi a taluni di voi, ora alla lettura.

Molti di loro, la morte, li è andati a capare sulla strada, quasi a dire tu no, tu no, tu non oggi, tu sì è il tuo turno.

Per par condicio, le vittime della strada del calcio, in senso molto ampio, includono Gabriele Sandri ma quella è tutta un altra barra.

Altri amici che le barre hanno ricordato, sono ancora là nel nostro immaginario ed a ricordarcelo, chi ci ha messo una targa, chi dei fiori o chi semplicemente ogni volta che ci passa, butta un occhio nel punto loro ultimo che li ha visti vivi, pochi istanti prima di morire.

La barra sul derby, quando sarà, non potrà non menzionare Vincenzo Paparelli che invece la vita l’ha lasciata proprio in curva nord, proprio qualche seggiolino più a lato, anzi panca in cemento, non c’erano i seggiolini nel 79, da dove mio padre ed il suo amico Carlo, mi portavano la domenica a vedere la partita di pallone.

Bah! Volevo scrivere un racconto leggero per esorcizzare il derby imminente che sta per iniziare ed invece mi sono ritrovato ad immaginare che 8 mesi dopo quel 26 settembre, la carovana giallorossa avrebbe rifatto lo stesso tragitto per celebrare lo scudetto, ma senza Marco.

Il derby è finito. 

Ha vinto la Roma? Ha vinto la Lazio? 

Un un bel pareggio con gol?

Ma sì dai, così nessuno ci resta male, nessuno si fa male e tutti rincasano sani e salvi dai propri genitori, dai propri figli, dal proprio partner e dire loro le paroline magiche.

Magiche! Come lei.

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